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giovedì 14 agosto 2014

TorTour 2014 : diario

Giorno 1 - Giovedì 24 luglio 2014
37 Km - 1820 m salita - 1460 m discesa 
Fanano - Sestola - Roncoscaglia - Montecreto - Passo del Lupo - Il Balzone - Capanna dei Celti

Alla partenza da Fanano non regna l'entusiasmo tra il gruppo composto da 22 meteo-angosciati. In effetti le previsioni non promettono nulla di buono per i quattro giorni di questa edizione. Cover antipioggia sullo zaino, dubbio copriscarpe (per chi lo ha) e quindi si parte verso le 10.00 lungo un sentiero nel bosco fino a Sestola, sotto lo sguardo di qualche porcino curioso, e con le scarpe inevitabilmente già bagnate dopo poche centinaia di metri. La visibilità scarsa diventa scarsissima quando inizia a piovere a dirotto: ci infiliamo nel bosco lungo il sentiero che porta a Roncoscaglia e Montecreto, ringraziando le latifoglie per la parziale copertura. La forestale che sale al Passo del Lupo è avvolta nella nebbia, per fortuna la pendenza è di quelle gradevoli (se mai salita può essere gradevole).
Di gente in giro ne vediamo veramente poca, anche al Lago delle Ninfa dove è d'obbligo una sosta ristoro. In compenso tante postazioni free per grigliare nel bosco in tutta tranquillità, utopia in Alto Adige. Saliamo quindi lungo l'asfalto della strada militare che sale sul Cimone a Pian Cavallaro: putroppo non si apprezza alcun panorama ma almeno non piove come invece era previsto.
Giunti al Balzone (m. 1836) la nebbia torna protagonista, a braccetto con il vento, e a malapena vediamo le antenen della stazione meteorologica sopra le nostre teste. Ora inizia il sentiero che scende verso Doccia del Cimone/Fiumalbo e costeggiando alcune capanne celtiche (risalenti alle invasioni del IV secolo a.c.) giungiamo al Rifugio omonimo, in tempo per godere di qualche insperato raggio di sole. Cena ottima che promette bene fin dall'antipasto, ma una certezza l'abbiamo: il vettovagliamento non è una criticità quest'anno.

Giorno 2 - Venerd'i 25 luglio 2014
33 Km - 1800 m salita - 1460 m discesa 
Capanna dei Celti -  Il Balzone - Rifugio I Taburri - Mirandola - Rifugio Tassone - Passo della Croce Arcana - Rifugio Duca degli Abruzzi al Lago Scaffaiolo

Cielo limpido e temperatura ideale, gli ingredienti ideali per una tappa che sappiamo essere molto impegnativa. Il percorso inizia con una sterrata che sale nuovamente al Balzone, da un versante diverso, per poter godere finalmente di qualche panorama dal Cimone.  Da quota m. 1800 dopo un primo tratto di discesa su un sentiero scorrevole, arriviamo al Piano ed iniziano tratti a spinta, sia in salita che in discesa, nei pratoni che sembrano non farci mai perdere di quota, perchè dopo oltre 4 km siamo al punto di partenza di quota m. 1800. Poi finalmente inizia uno splendido singletrack che scende nel bosco fino al Rifugio Grand Mogol e da qui arriviamo ai Taburri. Rapidissima sosta panino perchè sono le 12.30, il meteo sta cambiando ed abbiamo ancora molta strada da fare. Risaliamo a quota m. 1500 attraverso il sentiero nel bosco fino all'attacco della discesa verso Mirandola: 500 m. di dislivello l2,5 km di godurioso trail disegnato tra i faggeti e impegnativi tratti di fondo pietroso. Siamo sopra l'abitato di Ospitale ed ora in nostro destino per quel che resta del pomeriggio è segnato: solo salita fino all'arrivo di tappa. Sterrato e asfalto fino al Rifugio Tassone, poi una lunga forestale sale costante fino al Passo di Croce Arcana a m. 1669. Da qui di dovrebbe godere di un panorama fantastico, ma a stento vediamo a qualche metro da noi. Ora il problema è seguire il segnavia E1 nella nebbia, lungo un sentiero in cresta che non dà punti di riferimento, ci affidiamo alla traccia sul navigatore e arriviamo finalmente sulle sponde del Lago Scaffaiolo. Uno sprazzo di luce e vediamo lì sopra il Rifugio Duca degli Abruzzi, siamo finalmente arrivati. A parte un padre con figlia, siamo gli unici pernottanti.
Ci rintaniamo attorno alla stufa in attesa della cena,  che è in quantità e qualità inversamente proporzionale alla visibilità, che da qui dovrebbe farci godere di panorami fantastici.

Giorno 3 - Sabato 26 luglio 2014
30 Km - 1200 m salita - 1380 m discesa 
Rifugio Duca degli Abruzzi al Lago Scaffaiolo - Passo Strofinatoio - Rifugio Donna Morta - Monteacuto delle Alpi - Rifugio Segavecchia - Sboccata dei Bagnadori - Madonna dell'Acero

Meteo pessimo al risveglio nel camerone: fuori pioggia e nebbia. Durante la colazione almeno la pioggia toglie il disturbo, ma il meteo non dà speranze, sopratutto per il pomeriggio prevista tanta acqua. Si decide di evitare (ahimè) Monteacuto e di tagliare il tracciato per arrivare prima all'arrivo.
Il sentiero in cresta che garantisce viste su entrambi i mari in giornate terse è immerso nella nebbia.
E' esposto, ma non ce ne rendiamo conto, ci sono tratti a spinta causa rocce, quindi ci gustiamo i numerosi tratti pedalabili in leggere discesa dopo un inizio in salita, e scendiamo verso il Passo Strofinatoio, dove si incontrano le correnti dei due versanti appenninici: il vento sale di intensità e non ci abbandona fino al Passo del Cancellino. Scendendo di quota il sentiero diventa meno tecnico e dopo Porta Franca abbandoniamo la traccia originale per scendere al Rifugio Segavecchia, lungo una scorrevolissima forestale. Il sole fa capolino ed è subito occasione per spogliarsi, asciugarsi e rifocillarsi.
La salita alla Sboccata dei Bagnadori è senza dubbio sottovalutata da tutto il gruppo: strada forestale ben sopra il 10% di pendenza, perdipiù dopo una lunga pausa. Il risultato è che pochi, quando inizia il diluvio, sono già a destinazione. Il bosco attenua un attimo i goccioni, ma l'ultimo tratto di asfalto ci consegna completamente bagnati all'Hotel Madonna dell'Acero. Passa tutto grazie all'ospitalità di Augusto che ci offre un merenda indimenticabile a base di salumi di selvaggina, tigelle e tanto vino (nero, non rosso) e la sua compagnia farcita di ricordi e simpatia per tutto il pomeriggio.
La cena é un nuovo tripudio di sapori e gusti genuini, non ci facciamo mancare assolutamente nulla.

Giorno 4 - Domenica 27 luglio 2014
20 Km - 730 m salita - 1250 m discesa
Madonna dell'Acero - Rifugio del Cavone - Le Piagge - Lago Pratignano - Ca del Vento - Fanano

Anche stamattina nuvole, nebbia e qualche goccia di pioggia, ma non sarà una tappa lunga e l'umidità non ci fa paura, dopo la notte nello stanzone. Croissant caldi a colazione, foto ricordo con Augusto e le bici tornano finalmente a respirare aria fresca dopo la notte in sala tv. Si parte in salita asfaltata verso il Lago del Cavone e gli impianti di risalita del Corno alle Scale. Il tracciato segue ora il sentiero 401 nel bosco di faggi sopra la Valle del Dardagna, la nebbia che va e viene e continui saliscendi fino all'oasi del Lago di Pratignano. Inizia ora la vera discesa verso Fanano lungo il sentiero 405 che regala un lungo sussgeuirsi di emozioni finali tra tornanti a non finire, passaggi impegnativi e qualche panorama ora che il sole sta finalmente prendendo il sopravvento. Arrivati in fondovalle resta un ultima passerella in salita fino al centro del paese, non prima di avere scroccato un lavaggio bici in un posto auto lungo la strada. A Fanano ci attendono un raduno di Ferrari e, cosa più importante per mantenere il livello gastronomico del tour, tortelli, gnocco fritto e tagliatelle in piazza. È finita anche quest'anno, tutti a casa con la pancia piena, pronti a raccontare una nuova esperienza in sella ed in ottima compagnia.     

giovedì 6 agosto 2009

TorTour 2009 : diario

Giorno 1 - Giovedì 30 luglio 2009
60,2 Km - 2300 m salita - 810 m discesa
Scuol - Ftan - Guarda - Lavin - Zernez - Cinous-Chel - Susauna - Keschhütte

A Scuol si intuisce subito che la prima giornata di questo TorTour non sarà semplice: partiamo in 21 alle 11.15 (troppo tardi per una tappa così impegnativa, mea culpa) a causa del traffico lungo la Val Venosta, il parcheggio luogo di ritrovo non è proprio semplicissimo da raggiungere, mancano 2 all'appello che promettono di raggiungerci nel pomeriggio.
Si parte subito in forte salita fino a Ftan, lungo una sterrata bianca tra i pascoli boccheggiando per l'afa e basiti per la vista di numerosi trottinett, maxi monopattini da discesa per tutte le età che incrociamo salendo e che evidentemente sono molto diffusi da queste parti.
Da Ftan lungo diversi leggeri saliscendi, in parte asfaltati in parte sterrati, passiamo sopra il paese di Ardez, poi attraverso la località Bos-Cha e raggiungiamo l'abitato di Guarda.
Le case di qui, decorate e abbellite da generazioni, valgono da sole una visita da queste parti.
Da Guarda si torna a fondovalle fino a Lavin, quindi si pedala lungo la sterrata lungo l'Inn fino a Zernez. Sono le 14.00 ed il gruppo si divide tra "dobbiamo assolutamente mangiare qualcosa" e "meglio che andiamo avanti perchè sono previsti temporali in serata" : in effetti mancano ancora 1300 m di dislivello da fare in ca 27 km.
La pausa pranzo dura comunque poco, poi riprendiamo la sterrato il costante ma leggera salita che ci porta a Cinous-Chel, quindi, attraversata la ferrovia, proseguiamo fino in località Susauna.
Le allegre discendenti di Heidi indaffarate con il loro mercatino estivo provano a venderci qualcosa, ma la combinazione ora attuale (16.15) e la visione sulla tabella segnaletica di quanto manca a piedi alla meta (4h 45m) ci ha tolto la voglia di scherzare.
I problemi a questo punto sono due : arrivare in tempo utile al rifugio per la cena e sperare che il gruppo in arrivo in treno a Cinous-Chel per l'ascesa finale non se la prenda troppo comoda.
La sterrata fino al Alp Funtauna, a quota m 2190, è in ottime condizioni ma alcune rampe troppo ripide e la stanchezza della giornata la rendono comunque molto impegnativa.
Dai pascoli intorno alla malga, in cui facciamo la piacevole conoscenza di esemplari suini ed equini, il sentiero diventa solo in parte pedalabile, sempre più raramente, finchè ci so trova tutti sgranati a spingere verso il rifugio. Il gruppo di testa lo avvista fin dalla malga, gli altri non riescono invece mai ad avere un contatto visivo perchè nel frattempo inizia a calare una inquietante nebbia.
I cellulari non funzionano, non è quindi possibile avvisare il rifugio del ritardo nè tantomeno i 3 ritardatari per sapere a che punto sono.
Il passaggio da quota m 2200 a m 2300 sembra non passare mai, impazzano le scommesse sull'ora di arrivo, dopo le 19.00 il sole tramonta dietro una cima e la nebbia si fa più fitta.
Ormai provati ci limitiamo a spingere non perdendo di vista la sagoma di chi ci precede, poi il sentiero si fa inesorabilmente più ripido e finalmente intravediamo i contorni del rifugio prima di andargli a sbattere contro.
Sono le 20.00 e ce l'abbiamo finalmente fatta -: siamo alla Keschhütte, rifugio peraltro modernissimo e ad alta efficienza energetica completamentamente ristrutturato 3 anni fa ! Altre buone notizie: la cena si fa, alle 20.30 solo eccezionalmente per noi (zuppa con asparago, spaghetti+ragù, dessert alle nanoparticelle di fragole), il gruppo ritardatario ha avvisato il rifugio che pernotta a Cinous-Chel e ci raggiunge domani, le docce sono calde (magari non proprio per tutti).
Per festeggiare la conclusione del temutissimo tappone non resta altro che stappare la bottiglia di "Ripasso" offerta da Wadis e trasportata da Claudio fin qui su: piace di brutto anche ai gestori.
Poi tutti a nanna nello stanzone rassegnati all'inevitabile battaglia con il sacco lenzuolo.

Giorno 2 - Venerdì 31 luglio 2009
43,4 Km - 985 m salita - 2140 m discesa
Keschhütte - Chants - Bergün - Filisur - Monstein - Davos Glaris

L'armata delle tenebre al completo - sacco lenzuolo, russatori, altitudine, ragù - non ha dato scampo alla maggior parte di noi: si è dormito poco e male. Colazione con vista sul ghiacciaio del Piz Kesch mentre una leggera nebbiolina rende ancora più suggestivi gli "omini di pietra" eretti in quantità intorno al rifugio.
Il sentiero che scende a Chants, nonostante i nostri timori, si rivela fantastico: single track completamente pedalabile in un panorama spettacolare ! Da Chants si continua a scendere lungo una sterrata che segue il corso del torrente. A Bergün avviene il ricongiungimento con i tre desaparecidos della sera precedente, che ci hanno raggiunto in treno fino qui.
A proposito di treni: fantastico come in Svizzera sia possibile raggiungere qualsiasi (o quasi) località in treno - stiamo per entrare in una zona ricca di ponti, viadotti, gallerie !
Inizia a piovere (meteoschweiz.ch lo aveva previsto) e proseguiamo in discesa, dopo un breve tratto in salita, sulla sterrata verso Filisur, che superiamo iniziando a salire tra pascoli e bosco.
Pausa a tema "perchè non abbiamo dietro delle salsicce?!" nei pressi di una postazione pubblica per grigliare (completa di legna da ardere free ...) e poi seguiamo il sentiero che si inoltra nel bosco e ci conduce al Wiesner Viadukt, viadotto ferroviario a 90 m. sopra il torrente sottostante costruito ben 100 anni fa, la cui passerella per bici e pedoni è agganciata al viadotto e sospesa nel vuoto.
Subito oltre il viadotto pausa pranzo alla stazione di Wiesen presso il ristoro "Due Zozzoni" : tralasciando la discutibile idoneità sanitaria dei personaggi, il posto è piacevole e ricco di creazioni-cianfrusaglie che lo rendono del tutto particolare. Il cibo in fin dei conti è semplice ma corroborante ed alcuni azzardano pure un bis.
Inizia da qui un tratto di sentiero che attraversa la gola e prosegue sulla vecchio tracciato della ferrovia in uso fino a 35 anni fa, poi soppiantato da gallerie e nuovi tratti. Le nostre bici avanzano ora proprio sulla vecchia ferrovia, ora sterrata, tra rocce, viadotti, parapetti e qualche tunnel.
Incrociamo la strada asfaltata nei pressi dell'unico museo minerario della Svizzera, in località Schmelzboden, proseguiamo su essa per un breve tratto fino alla stazione di Monstein, quindi attraversiamo la ferrovia e saliamo lungo lo sterrato che sale al paese di Monstein, in realtà quasi 300 m di altitudine più sopra.
Ancora un breve tratto in leggera salita di single track nel bosco, poi finalmente si scende in picchiata a Davos Glaris, destinazione Rinerlodge all'interno di un campeggio sulla riva di un torrente. Camerette con comodi letti a castello, docce calde a volontà, pompa per lavare le inzaccheratissime mtb, fermata del treno per chi vuole fare una breve visita (deludente) a Davos, cena che supera la sufficienza senza particolari lodi e bicchierini di "genziana" che lasciano il segno.

Giorno 3 - Sabato 1 agosto 2009
29,3 Km - 1970 m salita - 925 m discesa
Davos Glaris - Frauenkirch - Staffelalp - Maierfelder Furgga - Arosa - Hörnlihütte

Oggi è giornata di festa nazionale in Svizzera e compleanno di Viti (da brividi il coro "tanti auguri a te .." in sala mensa"). Bandiere di tutte le dimensioni e aromi di griglia ci accompagneranno per tutta la tappa che promette bene con due salite da 900 m cadauna, anche se la seconda è bypassabile con l'utilizzo (addirittura gratuito perchè siamo ospiti di un rifugio in zona) dell'ovovia.
Iniziamo salendo leggeremente lungo la strada asfaltata in direzione Davos fino a Frauenkirch, quindi a sx tra grazione baitine, botteghe e creazioni di artisti più o meno piacevoli alla vista lungo una decina di tornanti asfaltati. Poi la salita diventa sterrata e impegnativa e dopo un tratto nel bosco raggiungiamo i pascoli della Staffelalp, un borgo di malghe molto caratteristico base di partenza per l'ascesa alla forcella Maienfelder Furgga.
La parte centrale di questa salita è, come da copione un osso duro: si spinge alungo, a volte si trasporta la bici lungo un ripido segnavia tra sassi e scalini. I tratti iniziali e finali in costa sono invece single track pedalabilissimi. In comune hanno comunque il panorama spettacolare e la sensazione di avere questo palcoscenico tutto per noi. Tra qualche imprecazione e diversi pediluvi nel torrente raggiungiamo la forcella tra le cime del Furggahorn (dx) e Amselflue (sx).
Ad attenderci numerose vacche che subito cercano per nulla intimorite qualcosa da leccare tra bici e zaini. Tra l'avvistamento di un aquila che volteggia sopra le cime difronte a noi ed un tentativo estremo di downhill lungo il nevaio ancora presente a questa quota, intravediamo già il rifugio meta della tappa odierna. Ristorati nel corpo e nello spirito siamo pronti alla discesa verso Arosa: tecnicamente un singletrack molto ripido con fondo sconnesso, in pratica una delle discese pedalabili più difficili che si possano incontrare, per le dimensioni del pietrisco sul fondo, la lunghezza dei tratti rettilinei in discesa, l'assenza di tornanti per rifiatare. Insomma una discesa tosta ma con vista continua su Arosa e i suoi laghi che ripaga abbondantemente.
Nel bosco il tracciato torna ad essere una comoda sterrata che scende sulle rive del lago Stausee.
Si sale quindi nuovamente fino al lago Untersee, dove è gradita la pausa pranzo al lido locale : ci starebbe anche un tuffo corroborante ma la temperatura dell'acqua non è delle più invitanti.
L'opzione ovovia gratuita, da prendere o lasciare proprio a questo punto della tappa, viene scartata dalla quasi totalità del gruppo: lo spirito èe quello giusto di resistere sui pedali fino alla fine.
Saliamo su asfalto attraversando il paese e costeggiando il lago Obersee, poi tra case ornate a festa raggiungiamo località Maran e il suo spettacolare campo da golf, quindi inizia la parte in costa che intravedevamo anche dalla forcella della mattina: adesso la discesa di qualche ora fa è perfettamente visibile in tutta la sua pendenza e ci stupiamo noi stessi di essere realmente scesi da lì.
La salita è gradevole, per nulla impegnativa nonostante la stanchezza e la meta della nostra tappa è sempre più vicina e costantemente visibile. Arriviamo alla stazione intermedia della funivia del Weisshorn, poi alla Carmannahütte, alla nostra sx sempre pascoli, sterrate, impianti di risalita. Solo verso la fine la pendenza sale decisamente e l'ultimo tratto a spinta è inevitabile.
Alle 16.30 siamo alla Hörnlihütte ed è stato meno duro e più veloce del previsto.
Le ore trascorrono spaparanzati al sole sulla terrazza, in attesa di una cena che - non capiamo se complice la festività o sempre così di default - riesce a stupirci molto positivamente: zuppa al pomodoro, verdure a volontà, patate al cartoccio e delle costine fantastiche.
Il dessert sono i fuochi d'artificio ed i falò che si accendono lentamente sulle montagne e nei fondovalle intorno a noi: nel buio della notte che sta arrivando tutta la Svizzera festeggia con entusiasmo e siamo un po' invidiosi di cotanta unità.
Complici birre e grappini vari in quantità è ora di coricarsi nello stanzone ed infilarsi nel sacco lenzuolo per l'ultima volta.

Giorno 4 - Domenica 2 agosto 2009
29,7 Km - 245 m salita - 2145 m discesa
Hörnlihütte - Parpan - Churwalden - Passugg - Chur - Scuol (in treno)

Puntuale come un orologio svizzero in nottata è arrivato il fronte temporalesco annunciato: il sole del giorno precedente sembra una chimera dando un'occhiata fuori dalla finestra del rifugio, si intravedono solo pioggia e nuvole. Subito dopo colazione intravediamo un momento senza pioggia per affrontare il sentiero che scende e risale alla forcella Urdenfürggli ed alle 8.15 siamo già in sella, visto che alle 12.20 ci aspetta il treno a Chur. Detto fatto ed appena partiti inizia a piovere nuovamente, quindi pedaliamo solo in parte e spingiamo parecchio sotto l'acqua sul fondo scivoloso del sentiero fino al passo. La vista da qui è fantastica, da una parte il rifugio sul crinale, dall'altra la vallata di Lenzerheide, sotto di noi una discesa ripida ma potenzialmente divertente ma invece dannatamente insidiosa a causa del fondo fangoso.
Nel frattempo la pioggia ha lasciato posto ad un timido sole ed abbiamo anche il tempo di testare un tracciato di downhill appositamente segnato come una gara di slalom gigante, poi lo sterrato scende veloce tra i pascoli fino a Parpan.
Un ultimo tratto in leggerissima salita, poi il tracciato scende senza soste prima tra i prati fino a Churwalden, poi lungo uno sterrato ombroso velocissimo e lunghissimo lungo la valle del torrente che scende a Chur, in cui lasciamo andare i freni e pennelliamo le nostre ultime curve sterrate.
Torniamo sull'asfalto appena fuori Chur, in tempo per una volata da brividi e lividi tra i binari del treno ed arriviamo tutti 23 in stazione sani (quasi) e salvi, giusti per il treno.
Abbiamo due ore abbondanti per riposarci in vista degli ultimi 8 Km fuori programma che dovremmo fare in bici da Ardez a Scuol, causa l'inagibilità momentanea della linea ferroviaria in loco, anche se in realtà potremmo usufruire del servizio di bus navetta ma visto il meteo favorevole ci aspettiamo una divertente sgambata finale.
La sgambata c'è, ma sotto un improvviso e quanto mai intempestivo diluvio : happy end umido e causa la pioggia salta anche il canonico bicchiere di commiato.
Non temete, avremo modo di rifarci con gli interessi tra poco meno di un anno !
Alla prossima !
Max

mercoledì 6 agosto 2008

TorTour 2008 : diario

Giorno 1 - Giovedì 31 luglio 2008
45,8 Km - 1338 m salita - 1758 m discesa

Livigno - Passo Alpisella - Passo Fraele - Passo del Gallo - Val Mora - Doss Radond - Santa Maria

Inizia in zona franca il TorTour numero 11 e non mancano le buone notizie: siamo in tanti (23), salutiamo con gioia una rinnovata presenza femminile (2) dopo la scorsa edizione completamente al maschile, il meteo non prevede perturbazioni ed il cielo si presenta sereno dopo una mattinata che incuteva timore.

Partiamo dal parcheggio presso la funivia Mottolino verso le 11.00 lungo la pista ciclabile in direzione nord verso la Val Alpisella. accompagnati da una selva di escursionisti a piedi lungo le prime salite verso Passo Alpisella. Bellissimi attraversamenti prativi e impegnativi e lunghi tratti a spinta a mezza costa. Tantissimi i biker incontrati, tra cui una coppia tedesca che ritroveremo con noi in albergo a Santa Maria, dove abbiamo riscontrato qualche incomprensione per la cena. In compenso camere caratteristiche e molto spaziose e ottima colazione!

Giorno 2 - Venerdì 01.08.08
28,8 Km - 1577 m salita - 995 m discesa

Santa Maria - Passo Umbrail - Bocchetta di Forcola - Val Forcola - Lago di Cancano - Villa Valania

Mattinata caratterizzata dalla lunga salita (13 Km) per raggiungere il passo Umbrail. Ulteriore tratto a spinta per raggiungere Bocchtta di Forcola, poi ripida discesa tra le marmotte verso il lago, ed arrivo al rifugio giusto in tempo per evitare un violento e lungo temporale. Buona l'accoglienza allo Chalet dove la serata è trascorsa in grande allegria, mentre fuori diluviava.

Giorno 3 - Sabato 02.08.08
47,3 Km - 1713 m salita - 2017 m discesa

Villa Valania - Torri di Fraele - Lago S. Giacomo di Fraele - Malga Trela - Passo Trela - Val di Vallaccia - Passo Vallaccia Val Viola - Passo Viola - Val di Campo - Sfazù

La giornata si presenta con una luce straordinaria, forse per questo e per l'inizio in discesa che la tappa sembra, forse, la più bella! Dopo una rapida visita alle torri di Fraele scendiamo verso il lago di S. Giacomo e attraversiamo una serie di malghe tra fango e m...e. Un vero spasso! Sosta e breve shopping a Trepalle dove alcuni temerari ripartono per la val di Vallaccia (affrontando ulteriori 400 m di salita) mentre i più proseguono direttamente per un breve tratto di asfalto, per poi affrontare in sterrato circa 8 Km per la malga Viola dove consumeranno un lauto pasto (polenta, spezzatino, salsiccia, formaggio e torta e caffé!). Ancora sterrato, con divertente e facile discesa per arrivare a Sfazù dove ci attende un confortevolissimo albergo.

Giorno 4 - Domenica 03.08.08
55,8 Km - 1820 m salita - 1563 m discesa (
45 Km pedalati - 900 m salita)
Sfazù - Poschiavo - Treno Bernina Express - Ospizio Bernina - Passo del Bernina - Forcola di Livigno - Livigno

Splendida giornata che ci vede impegnati in velocissima discesa fino a Poschiavo dove saliamo a bordo del mitico Bernina Express che ci porterà in cima al passo Bernina. (Un piccolo rimprovero per le ineccepibili ferrovie svizzere che nonostante la carrozza riservata ci ha costretto a trovare posto tra i "normali viaggiatori"). Discesa in sterrato fino ad Alp la Stretta e impegnativa salita su asfalto fino a Forcola di Livigno (confine), da dove inizia la bellisima discesa in fuoristrada per Livigno. Gelato e birra di commiato in pieno centro.

domenica 5 agosto 2007

TorTour 2007 : diario

Giorno 1 - Venerdí 27 luglio 2007
Km 34,0 - 2015 m. salita - 580 m. discesa

Bressanone - Albeins - Val di Funes - Rifugio Malga Brogles

Bressanone (m. 560), ore 09.30, parcheggio della discoteca "Max". Sono 15 i "devoti" che santificano con la loro presenza la 10a edizione del TorTour: ben 13 di essi sono reduci dall'edizione 2006 ed a loro si aggiungeranno 2 forzati del weekend che ci raggiungeranno ad Ortisei. Il tempo é splendido anche se le previsioni promettono acqua chissaquando sia per per sabato che lunedí: in ogni caso iniziamo ad apprezzare il caldo giá dalle prime battute, lungo la ciclabile (segnavia nr. 9) sulla riva destra dell'Isarco che percorriamo fino ad Albeins (m. 600).
Breve sosta alla fontana del paesino e poi inizia la salita vera sullo sterrato della Val Eores lungo le rive dell'omonimo torrente. Ci stiamo incuneando in direzione est verso il cuore delle Dolomiti: nella valle regna una quiete guastata solo parzialmente dalle alte temperature: cerchiamo di accompagnare sempre le ruote delle nostre bici attraverso le ombre sempre piú rade della vegetazione ai bordi del tracciato.
In localitá Schmied (m. 1245) incrociamo un altra strada asfaltata proveniente da destra : noi continuiamo dritti sul segnavia nr. 10.
La pendenza non fa sconti ed anzi ci presenta improvvisamente (Km 11,7) un tratto al 25%: sono poche centinaia di metri ma lasciano il segno.
Superato il tratto a spinta la strada torna a salire costante: sfiliamo difianco ad alcuni masi ed intravediamo alcuni caprioli sui prati dei ripidi pendii della valle. Il gps segnala che avanziamo quasi paralleli al percorso che affronteremo a breve, solo in direzione opposta e qualche centinaio di metri piú in alto sulla parte destra della vallata.
La vallata si apre, le Odle di Eores sono diventate da alcuni minuti una spettacolare presenza costante ogni qualvolta alziamo la testa: superato un laghetto ed una ultima serie di tornanti sterrati giungiamo (m. 1583 - Km 16,3) sulla strada provinciale asfaltata nr. 29 che sale al Passo Rodella. Solo poce centinaia di metri e poi, in localitá Fistil Boden (m. 1653) sulla destra entriamo in una strada forestale che con una serie di saliscendi punta dapprima verso ovest regalandoci alcuni scorsi dall'alto sulla vallata da poco risalita, poi ci riserva alcune gradite lamponaie che saccheggiamo con gusto, ed infine una discesa sterrata al termine della quale giungiamo a Colle (m. 1490). Lo spettacolo che qui si apre davanti a noi é veramente unico: le Odle di Geisler, senza alcuna nube che possa guastare le loro bellezza, ed ai loro piedi, ciliegina sulla torta, la chiesetta di San Giovanni.
Protagonisti di questa cartolina saliamo brevemente su strada asfaltata verso sinistra e poi presso Neujonis scendiamo lungo il segnavia nr. 32 e poi su strada asfaltata scendiamo a fondovalle (m. 1274 - Km 27,5) dove ci fermiamo per il pranzo.
Un piatto di spaghetti al pomodoro é il massimo che ci possiamo permettere per evitare di vomitare lungo la salita che ancora ci aspetta nel pomeriggio. Prima asfaltata, passando difianco alla chiesetta di San Giovanni, poi sullo strada forestale (segnavia nr. 28) che sale lungo il torrente Brogleser ed infine termina contro il pendio dove inizia il sentiero (m. 1714 - Km 32,0) che si arrampica fino al rifugio. Spingiamo per una mezz'ora abbondante le nostre bici lungo le ripidi rampe di terra battuta, sassi e radici. Alle nostre spalle, quando giriamo la testa, la vista spazia su Sass de Putia, Odle di Eores e di Geisler, Plose e distinguiamo chiaramente il Rifugio Genova e la Malga Casnago sull'altro versante della valle.
Usciti dal bosco lo spettacolo delle Odle che incombono sopra di noi alla nostra sinistra é veramente mozzafiato e ringraziamo le condizioni meteo favorevolissime per ammirarle in particolare.
Ancora un ultimo tratto a spinta, o pedalando per chi ancora ha energia da spendere, ed entriamo finalmente nel prato del Rifugio Malga Brogles (m. 2045 - Km 34,0).
Esausti ma premiati dallo splendido panorama ci godiamo ogni dettaglio dell'ambiente in cui il rifugio é incastonato e facciamo conoscenza con una coppia di bikers germanici su una dele rotte del Transalp, che arrivano al rifugio poco dopo di noi. Ci laviamo nel tronco di una fontana o nel lavandino in corridoio ed attendiamo di cenare : alle 18.30 la cena é servita da Caterina e le sue due compagne, le ragazze che mandano avanti l´attivitá. Una volta cenato, osservando dalla finestra le Odle tingersi del rosso del tramonto, ci resta il tempo per aiutare le ragazze in cucina a fare il burro per la colazione del giorno dopo: poi sprofondiamo nei letti-amaca per una notte che porterá un riposo agitato a tutti o quasi.

Giorno 2 - Sabato 28 luglio 2007
Km 51,0 - 2140 m. salita - 1915 m. discesa

Rifugio Malga Brogles - Ortisei - Saltria - Passo Duron - Canazei - Passo Pordoi

Alle 6.00 molti di noi sono giá svegli ma lo spettacolo dell'alba prima e la colazione che ti aspetti poi (abbondante e calorica al punto giusto, con il pane fresco morbidissimo (ma dove lo prendono ?)
riescono a mitigare quasi completamente le scorie lasciate dalla brutta nottata. Partiamo verso le 8.30 dal rifugio con il sottofondo musicale delle urla di incitamento che il malgaro riserva alle sue vacche e subito dobbiamo spingere le bici (segnavia nr. 35) lungo la rampa della mulattiera che porta a Passo Brogles (m. 2119): il fondo é composto da "ciotoli" di dimensioni mai visti.
Il sentiero procede poi in leggera salita verso il Rifugio Rasciesa, offrendoci sulla sinistra una vista sulla Val Gardena poi scende e risale nuovamente con una ripida rampa fino a giungere alla Forcella Valluzza (m. 2081). Il segnavia nr. 35 diventa ora una ripida forestale sterrata che dopo una serie
di tornanti ed un paio di passaggi sotto la seggio(lino)via Rasciesa incrocia la strada asfaltata sopra Ortisei. Sulla sinistra imbocchiamo un breve e ripido sentiero tecnico (segnavia nr. 9) che scende al Caffé Val d'Anna : qui imbocchiamo la passeggiata sterrata che scende difianco al torrente fino alla stazione a monte della cabinovia Seceda. Caffé di rito in un bar del centro del paese di Ortisei (m. 1242 - Km 12,2) e poi attraversiamo la strada provinciale nr. 242 di fondovalle ed iniziamo a pedalare in salita sul lato destro della valle in direzione dell'Alpe di Siusi lungo il segnavia nr. 18: sfiliamo di fianco ad alcune splendide case di vacanze ed entriamo nella Val de Iender che sale all'Alpe di Siusi. Il tempo é sempre dalla nostra parte nonostante le previsioni meteo che indicavano possibili piogge: la vallata é fresca e la salita in parte asfaltata (primo e ultimo tratto) ed in parte sterrata con una serie di 8 tornanti poco prima di arrivare in localitá Saltria (m. 1690). L'Alpe di Siusi, l'altopiano piú esteso d'Europa, con i sui pascoli, le malghe, la corona di vette che la delimitano, ha un suo fascino sempre particolare ed immutabile anche per chi non la visita certo per la prima volta. Decidiamo di proseguire e pranzare i cima alla salita: il segnavia da seguire é ora il nr. 8, asfaltato e quasi pianeggiante fino al Gasthof Tirler (m. 1741), sterrato e decisamente impegnativo fino al Dialer Seiser Alm Haus (m. 2145 - Km 25,5). Pranzare con gusto sotto i Denti di Terrarossa con vista su Sasso Piatto, Sasso Lungo, Gruppo del Sella, Catinaccio di Antermoia é una cosa per cui vale la pena vivere sopratutto quando sappiamo che a pancia piena ci aspetta una lunga discesa una volta superate le poche centinaia di metri che ci separano dal vicino Passo Duron (m. 2168) da cui si accede all'omonima valle. La sterrata (segnavia nr. 532) é un vero piacere per la guida e per gli occhi: dopo una serie di ripidi tornanti arriva un filante pianoro fino alla Malga Micheluzzi (m. 1860) in mezzo a pascoli verdissimi, malghe da cartolina e numerose sorgenti. La strada forestale si inclina poi decisamente verso Campitello di Fassa (m. 1445 - Km 36,3) dove, ricompattato il gruppo, attraversiamo la strada provinciale nr. 48 e proprio presso la stazione a valle della funivia del Col Rodella imbocchiamo la Passeggiata Soreghes lungo il torrente Avisio. Zigzagando tra famigliole in vacanze giungiamo quindi a Canazei (m. 1440) dove attacchiamo la seconda ed ultima salita del giorno lungo i 28 tornanti del Passo Pordoi. Caldo, fatica pregressa e gas di scarico di auto e moto non la rendono certo un'esperienza indimenticabile: arrivare al passo (m. 2239 - Km 51,0) lungo una delle salite piú famose del Giro d'Italia, é una piccola dose di autostima ma cementa la nostra convinzione che le nostre bici ed il rombare dei motori non vanno proprio d'accordo.
Non sono neanche le 17.00 e l'Hotel Savoia, dove passeremo la notte, dispone anche di sauna: per alcuni é un'occasione da non lasciarsi sfuggire, altri si accontentano di una lunga doccia calda, altri ancora aggiungono una passeggiata defaticante, dal momento che il temporale che ci ha minacciato nel corso della salita ha deciso di ritirarsi altrove.
Attendere comunque le ore 19.30 per cenare é una prova molto dura: quindi diventiamo gli indiscussi protagonisti del ricco buffet di verdure e ci abbuffiamo grazie ad un menú all'altezza mentre all'esterno cala una nebbia surreale da cui spuntano anche alcuni disorientati ciclisti.
I letti sono questa volta molto confortevoli : se qualcuno non riesce a prendere sonno subito la colpa é dell'esagerato appetito e dei grappini di contorno.

Giorno 3 - Domenica 29 luglio 2007
Km 46,0 - 1885 m. salita - 2040 m. discesa

Passo Pordoi - Viel del Pan - Porta Vescvo - Col d'Ornella - Renaz - Cherz - Passo Incisa - Rifugio Pralongiá - San Cassiano - Capanna Alpina - Col de Locia - Passo Limo - Rifugio Lavarella

La giornata inizia aprendo le tende della finestra direttamente sulla valle in direzione di Arabba da una parte e verso il sentiero che saliremo subito dopo colazione: il tempo é bello, anche se alcune nuvole minacciano di rovinarci chissaquando la giornata.
Colazione in linea con la cena ed alle 8.15 siamo giá operativi perché sará una giornata molto lunga e ricca di difficoltá.
Dal Rifugio Savoia seguiamo il segnavia nr. 601 fino al Rifugio Fedarola (m. 2370).
Il panorama é realmente impressionante : siamo ai piedi del Sass Becei e lo sguardo spazia ammirato a 360° su tutte le piú famose cime e catene dolomitiche, tutte raccolte in una fantastica cartolina senza prezzo.
In rigoroso senso antiorario ammiriamo in lontananza il Piz dles Conturines nel Gruppo del Fanes, la maestositá del Gruppo del Sella con i m. 3110 del Piz Boé, verso cui si stanno arrampicando gli sky runners che partecipano alla tappa di coppa del mondo, il Passo Sella sorvegliato dal Sasso Piatto e dal Sasso Lungo, lo Sciliar (in modalitá riflessa per chi come noi é abituato a vederlo sempre da Bolzano), il Catinaccio, la catena dei Monzoni ed infine i m. 3230 della ghiacciao (o ció che di esso ne rimane) della Marmolada.
Ci vuole qualche minuto per assimilare tutto questo bendidio panoramico ed imprimerlo per sempre nella memoria e su schede e nastri magnetici. Poi il lavoro ci chiama e riprendiamo a pedalare sul famoso sentiero Viel dal Pan/Bindelweg/Alta via delle Dolomiti: il fondo é molto buono in terra battuta, intervallata ogni tanto da rocce che ci costringono a scendere e spingere per evitare spiacevoli cadute verso destra dove il pendio non ci regalerebbe molte soddisfazioni in caso di caduta. Al cospetto della Marmolada saliamo fino al Rif. Viel dal Pan a m. 2432, poi di nuovo saliscendi spettacolari, in cui comunque prestare molta attenzione, con il Lago di Fedaia, laggiú a m. 2053, che sembra attendere un nostro passo falso. Un ultima ripida rampa sale sul crinale di Porta Vescovo (m. 2478 - Km 6,8) punto piú alto di questo tour. Altro lungo momento contemplativo su entrambi i lati e poi ci buttiamo a capofitto verso la Valle di Arabba e Livinallongo lungo la sterrata segnavia nr. 698, al bivi ocon il segnavia nr. 699 prendiamo quest'ultimo in salita verso destra e successivamente lasciamo definitivamente anche questo quando incrociamo il segnavia nr. 634 verso sinistra. Quando la sterrata termina presso la partenza di due impianti di risalita (uno dei due é quello che sale al Passo Padon) il segnavia si fa piú nascosto: aguzzando la vista lo ritroviamo tra l'erba sul lato destro della valle e lo seguiamo tra pini mughi e rododendri, poi di nuovo della vegetazione piú fitta, infine nella sterrata che scende ripida nel bosco sbucando infine a Col d'Ornella (m. 1551). Siamo nella Valle di Cordevole, zona di Livinallongo e Col di Lana, teatro e monte sacro della prima guerra mondiale e si realizza subito la differenza tra le ricche vallate trentine ed altoatesine e quest'area del Veneto. Prima del pranzo ci aspetta una fatica non da poco : scendiamo lungo l'asfalto verso sinistra fino al ponte sul torrente Cordevole (m. 1408 - Km 16,7) e da qui parte una rampa in salita fino al vecchio forte (ora ottimo ritorante) sulla strada provinciale nr. 48 che risaliamo verso sinistra in direzione Arabba solo per poco fino a Renaz (m. 1450). Sulla destra inizia la salita senza tregua che porta a Pralongiá: asfaltata fino a Cherz (m. 1650 - Km 20,3) poi sterrata segnavia nr. 1022 fino al Passo Incisa (m. 1925). Pranziamo qui proprio mentre arriva un breve rovescio temporalesco: restano quasi 200 m. di dislivello da fare fino alla cima del Pralongiá ma tanto la pedalabiltá di questo tratto é un'utopia anche a stomaco vuoto. La passeggiata forzata che affrontiamo appena fuori spiove ci serve invece per digerire: dal Rifugio Pralongiá (m. 2109 - Km 26,2) seguiamo il segnavia nr. 23 in direzione Corvara solo per poche centinaia di metri tra i prati fino ad incontrare la sterrata nr. 22 che scende a San Cassiano verso destra passando da Utia Saraghes (m. 1837), dove abbiamo solo il tempo di ammirare una curiosa fontana lignea. Difronte a noi vediamo distintamente la valle da risalire una volta a fondovalle ed ognuno si sta preparando psicologicamente alla scalata del pomeriggio.
La discesa sterrata termina definitivamente a San Cassiano (m. 1563 - Km 32,5) alla base della seggiovia del Piz Surega. Saliamo a destra in direzione Passo Falzarego e dopo localitá Armentarola troviamo a sinistra la deviazione per Capanna Alpina (m. 1720 - Km 36,5) campo base per la partenza verso il Col de Locia. Siamo a conoscenza di dover spingere le bici ma quando il segnavia nr. 11 inizia ad arrampicarsi tra le rocce bianche tra Fanes e Lagazuoi la realtá supera l'immaginazione. In 2,4 Km si sale di 350 m. di dislivello : oltre alla pendenza media, frutto della matematica, si aggiungono passaggi tecnicamente difficili anche a piedi. Diventiamo il bersaglio di curiositá ("dove andate ? da dove venite ?"), attestati di stima ("mi sa che ve ne pentirete piú avanti"), rassicurazioni ("manca ancora il pezzo piú brutto") degli escursionisti a piedi che almeno sono l'occasione per rifiatare. Effettivamente guardando verso l'alto non veniamo rassicurati : il sentiero é incollato alla parete rocciosa e supera in brevi tratti dislivelli ragguardevoli. Quando sul sentiero intravediamo le stelle alpine capiamo che non puó mancare molto, ma gli ultimi duecento metri in cui saliamo di altrettanti metri di altitudine, sono veramente ai limiti dell'impresa cicloalpinistica.
Poi a Col de Locia (m. 2069 - Km 38,9) la scalata termina perché siamo finalmente all'inizio della valle incastonata tra le cime maestose del Fanes: un sentiero battuto risale la valle Le Gran Plan, attraversando ruscelli, distese di ghiaia bianca o antiche testimonianze di gigantesche frane rocciose fino a Ju dal'Ega (m. 2157) dove diventa sterrata. La bellezza del paesaggio che ci circonda é amplificata dal silenzio di questi luoghi : a Utia de Gran Fanes (m. 2097 - Km 43,8) la valle termina incrociando la Val di Fanes che risaliamo verso sinistra fino al Lago di Limo e al Passo di Limo (m. 2174) da cui si gode di un panorama eccezionale su tutte le cime dei Piz e dei Sass protagonisti di questo unico anfiteatro naturale. Mancano solo un paio di tornanti che scendono lungo la vecchia strada militare fino al Rifugio Fanes (m. 2060) ed infine al successivo bivio a sinistra (segnavia nr. 7) fino al Rifugio Lavarella (m. 2042 - Km 46,0). Il rifugio e malghe che lo circondano sono il terminale di un pianoro ricco di pascoli e sorgenti del torrente Ru d'al Plan ed ammirare lo spettacolo prima e dopo cena diventa quasi un obbligo.
L'ultimo giro di grappe coincide con l'inizio della pioggia e coricarsi con il pensiero che il giorno seguente pedaleremo sotto l'acqua non favorisce sonni tranquilli (o forse il problema é nuovamente la pancia piena ?).

Giorno 4 - Lunedí 30 luglio 2007
Km 76,0 - 1510 m. salita - 2960 m. discesa

Rifugio Lavarella - Rifugio Pederú - San Vigilio di Marebbe - Piccolino - San Martino in Badia - Longiarú - Passo de Goma - Passo Erbe - Luson - Bressanone

Alla malinconia fisiologica dell'ultimo giorno si aggiunge quella provocata dallo sguardo fuori dalla finestra al risveglio: durante la notte ha imperversato un temporale, sta ancora piovendo e non fa proprio caldo. Mestamente, preparati ad inzupparci, facciamo colazione e quando usciamo dal rifugio, ancora incerti se attendere che spiova o partire comunque subito, tiriamo un sospiro di sollievo vedendo che il cielo sopra di noi é macchiato da grandi squarci di sereno.
In pochi minuti siamo tutti pronti per sfruttare il momento propizio e quindi alle ore 8.20 si parte lungo la discesa della strada militare (segnavia nr. 7) che porta a fondovalle. Il Col Bechei fa capolino e poi si nasconde di nuovo continuamente dietro una coltre di nubi ma la pioggia ci risparmia per la spettacolare discesa che come sempre regala scorsi da cartolina ad ogni tornante. Dal parcheggio del Rifugio Pederú (m. 1548 - Km 7,4) parte il sentiero che scende a S. Vigilio parallelo alla strada asfaltata: sono km e km di puro divertimento su terra battuta, sterrata, bosco, radici che rendono ancora piú tecnica la guida. E' quasi impossibile credere che a pochi metri da dove passano le auto possa esserci un sentiero cosi bello da fare in discesa ! Usciti indenni dall'incontro con un cavallo impazzito sfuggito dal maneggio che si trova poco fuori il paese, entriamo quindi in S. Vigilio di Marebbe (m. 1191 - Km 19,8) dove ci riaccoglie la civiltá del turismo di cui non sentivamo la mancanza. Nel frattempo il cielo é completamente sereno e limpido e si preannuncia quindi una bellissima giornata.
Scendiamo sull'asfalto della strada provinciale nr. 43 in direzione Longega ma appena superata la localitá Mantena (m. 1119) attraversiamo a sinistra un ponte sul Ru d'al Plan ed iniziamo a salire sulla forestale Tru dal Maza. Dopo il culmine della salita (m. 1304 - Km 25,2) il percorso inizia a scendere verso la Val Badia: il fondo é umido per la recente pioggia, i tratti stretti e tecnici sono comunque filanti e permettono un buon divertimento alla guida. Al termine della discesa usciamo dal bosco nel pressi di un nuovo impianto di risalita che sale verso Ju, quindi seguiamo il segnavia nr. 21 fino a Piccolino (m. 1113 - Km 28,5).
Dobbiamo ora attraversare la strada nr. 244 di fondovalle della Val Badia ed iniziare l'ultima severa fatica del tour e salire fino a quota m. 2100. Iniziamo risalendo dalla parte opposta della valle fino a S. Martino in Badia (m. 1104). Rifornimenti di provviste e via di nuovo lungo la strada asfaltata nr. 57 (al bivio per il Passo delle Erbe tenere la destra) che sale a Longiarú lungo l'omonima valle. A Longiarú (m. 1408 - Km 35,0) la strada (segnavia nr. 9) si impenna decisamente tra i colori : pascoli verdissimi, cielo azzurro intenso, marrone scuro dei masi di questa valle, alcuni risalenti ad oltre 700 anni fa ed il bianco delle rocce che ci osservano. Ad un tornante abbiamo il Gruppo del Fanes neglio occhi ed a quello successivo pedaliamo fronte al Gruppo del Puez ed alle Odle mentre sulla destra svetta il Sass de Putia. La strada asfaltata intorno ai 1750 m. di altitudine diventa sterrata ma la pendenza non cambia e continua a dare sempre poco respiro attraverso i pascoli verso Ütia Vaciara. Superata quota m. 2000 lasciamo la sterrata verso destra e spingiamo a fatica la bici per qualche centinaio di metri lungo il segnavia nr. 35 che attraversa il pascolo: ancora qualche centinaio siamo finalmente al Passo de Goma (m. 2111) ai piedi del Sass del Puta e da qui si gode di un panorama mozzafiato, un ulteriore occasione per contemplare la bellezza di questi luoghi e della natura che vi regna sovrana.
La discesa lungo il segnavia nr. 8b non nasconde particolari insidie, diventa subito scorrevole e si trasforma in breve in un bianca sterrata che conduce a Ütia de Goma (m. 2030), Ormai il passo é lí, lo intravediamo, ma ci aspetta una sorpresa poco gradita: un tratto a spinta di almeno 15 minuti, tra rocce e radici alla base del Sass de Putia per arrivare infine esausti al Munt de Fornela (m. 2067). Ancora qualche centinaia di metri sulla sterrata nr. 8a e arriviamo al Passo delle Erbe (m. 2006) : si respira aria da fine impresa, i visi sono stanchi ma soddisfatti, il cielo é limpidissimo, il cibo a Ütia de Borz é di nostro gradimento, vorremmo fermarci a prendere un po' si sole ma non é ancora finita perché ci aspettano quasi 30 Km di discesa verso Bressanone. Scendiamo lungo la strada provinciale nr. 29 fino al bivio per Luson, quindi giriamo a destra ed inizia una lunghissima e velocissima discesa asfaltata sul segnavia nr. 1 fino a Luson (m. 980). Ci restano ancora parecchi km di asfalto fino alla meta finale, alcuni dei quali in piano ed alcuni addirittura in leggera salita: nel cilindro troviamo le ultime forze per spingere ancora sui pedali, poi finalmente la salita finisce davvero ed un avolta per tutte.
Verso il basso vediamo la Rienza, l'altopiano di Naz Sciaves, finalmente Bressanone (m. 570 - Km 76,0) dove arriviamo dopo alle 16.30.
E' veramente finita, ce l'abbiamo fatta anche questa volta, esausti ma ancora piú ricchi dentro, perché quest'esperienza di materiale per la mente e per il cuore ce ne ha regalato tantissimo.
Il TorTour del decennale non poteva andare meglio: il meteo ci ha voluto bene, non abbiamo avuto incidenti di rilievo, é stato davvero un buon gruppo, i Monti Pallidi ci hanno abbracciato, coccolato, fatto sentire parte di loro.

Alla prossima ... come sempre.
Max

sabato 3 settembre 2005

TorTour 2006 : diario

Giorno 1 - Venerdí 28 luglio 2006
Km 56 - 1480 m. salita - 1320 m. discesaFolgaria - Passo Del Sommo - Porta Manazzo - Bocchetta Di Portule - Monte Ortigara - Rifugio Marcesina

Ore 9.30 a Negheli, presso Costa (m. 1257), frazione di Folgaria: sono 23 i partecipanti alla edizione numero 9 del TorTour. Dopo l a”limited edition” del 2005 si torna a livelli record in termini di adesioni. Unica nota negativa è la presenza di una sola donna, la sempreverde Carmen.

Alle 10.15, accolti con i dovuti onori veterani ed esordienti (ben ..) partiamo in direzione Museo Etnografico di Maso Spilzi, dove ci immettiamo nel percorso ufficiale della 100 Km dei Forti (100KMF) che seguiremo costantemente fino a Passo Vezzena. Si scende attraversando gli abitati di san Sebastiano 8m. 1279) e Carbonare (m. 1076), poi inizia uno splendido saliscendi nel bosco. Presso Virti (m. 1099) il tracciato della 100KMF passa a fianco dell’ex comando austriaco, perfettamente nascosto e mai trovato dagli italiani nel corso della prima guerra mondiale: da qui gli astroungarici comandavano comandavano tutte le operazioni belliche sugli altopiani.

Continuiamo per Stengheli (m. 1195), Bertoldi (m. 1200) e Slaghenaufi (m.1246): da qui il tracciato sterrato sale a quota m. 1329 per poi scendere a m. 1291 in località Spiazzo Alto. Il tempo sembra tenere, anche se sappiamo con certezza che verso sera una perturbazione è attesa: confidiamo comunque di essere a quell’ora già al rifugio.
Pedaliamo, sempre su sterrato, salendo a Baita dei Cangi (m. 1330) e poi giungiamo a Passo Vezzena (m. 1402). Un’opportuna conta ci fa prendere atto che il gruppo ha perso ca. metà dei componenti, ma fortunatamente dopo una decina di minuti riprendiamo il cammino a ranghi compatti verso le rovine del Forte di Busa Verle e poi, continuando sul segnavia del Sentiero della Pace fino al Rifugio Malga Cima Larici (m. 1658).

Meritata sosta addolcita dagli splendidi occhioni della locandiera e poi si riparte sullo stessa segnavia (nr. 826) sterrato che sale tra folate di aria inusitatamente calda a Bocchetta Portule (m. 1937). Entriamo in pieno territorio bellico, sul fronte della Grande Guerra, mentre il cielo si fa sempre più scuro, anche se la pioggia non sembra costituire ancora un pericolo.
Un breve tratto in discesa fino a Campo Gallina (m. 1787) risaliamo a Bivio Italia (m. 1987) per il segnavia nr. 830, alla nostra sinistra la catena Cima Dodici: e’ un susseguirsi di resti di fortificazioni, trincee, ospedali militari alternati ogni tanto da cimiteri di guerra, grotte scavate nella roccia, crateri lasciati dalle bombe, visibili nettamente dall’alto. Il fondo su cui pedaliamo è ostile ma il solo pensiero che qui, nello stesso posto, 90 anni fa si combatteva, soffriva e moriva d’estate e d’inverno, smorza sul nascere ogni idea di lamentarsi a riguardo: tra tutti i partecipanti si respira “rispetto” per quello che è stato.
In cima a Bivio Italia la deviazione a sinistra verso la zona sacra dell’Ortigara, affascinante in caso di meteo favorevole ed avendo tempo a disposizione, perde consistenza seduta stante guardando il cielo, poi dall’alto inizia a scatenarsi l’inferno.
Pioggia, lampi e tuoni: in 2 minuti, goretex e antipioggia servono a poco, siamo tutti bagnati fradici, in una zona senza ripari ad eccezione di alcune grotte scavate nella roccia già sapientemente opzionate da cavalli e muli. L’idea migliore ci sembra quella di scendere in fretta di quota nonostante il diluvio, alcuni trovano riparo in altre grotte più avanti, gli altri scendo ancora fino in località Piazza delle Saline (m. 1610), dove il peggio deve ancora venire.
Dal cielo inizia a cadere grandine, chicchi che fanno male e in poco meno di un minuto ricoprono la strada di un tappeto di ghiaccio: ci ripariamo sotto un roccia sporgente aspettando che l’intensità diminuisca.
La temperatura è precipitata di 15 gradi in 5 minuti, siamo bagnati come pulcini e tremanti come foglie, il rifugio dista però ancora almeno 15 km, che anche in discesa sembrano un’eternità in queste condizioni. Ricompattare il gruppo sempra ridare un po’ di forza e fiducia alla truppa, puntiamo diritti verso il rifugio senza aspettare che la pioggia, che ora ha ripreso, finisca: sappiamo dalle previsioni che si tratta di una perturbazione annunciata e non di un temporale estivo e potrebbe quindi durare ancora per ore mentre sono già passate le 18.30. Le ruote solcano lo strato di grandine sul terreno e quando lo sterrato si fa a tornanti l’acqua si ingrossa e taglia le curve più veloce di noi.
Pedaliamo l’ultimo tratto di sterrato pianeggiante, completamente allagato, sperando che buche disseminate e nascoste dall’acqua non siano troppo profonde.
Giunti al bivio per l’Albergo Marcesina (m. 1369) che come da copione deve ospitare solo Giorgio e Andrea, girano tutti a sinistra nonostante sbracciarsi e urla del sottoscritto: l’acqua continua a cadere fortissima ed i tuoni coprono ogni suono.
L’ultimo tratto di asfalto fino al Rifugio Marcesina (m. 1319), dove arriviamo finalmente verso le 19.00, è una corsa tra le saette che imperversano nella piana : ma perché le mucche non sembrano essere minimamente preoccupate ??
Il gruppo che ha sbagliato al precedente bivio deve fare penitenza, costretto a discendere una palude di letame, ed arriva una decina di minuti dopo: un veloce conteggio e scopriamo che manca all’appello Michael: la preoccupazione montante svanisce verso le 19.45 quando arriva raccontando che ha aspettato a Malga Buson, intorno ad un caldo fuocherello, che il temporale smettesse … in effetti non piove più.
Una doccia calda (mai fatto più volentieri una !) per le membra bagnate e intirizzite, la caldaia e i nuovissimi phon delle camere (o la stufa a legna, per i tre fortunati vip della dependance ..) per tentare di asciugare l’asciugabile, una cena abbondante per ritemprare spirito e stomaco, ed una storia “bellica” della buonanotte prima di andare sotto le coperte.

Giorno 2 - Sabato 29 luglio 2006
Km 63 - 1680 m. salita - 1550 m. discesa
Rifugio Marcesina - Rifugio Campomulo - Passo Vezzena - Ex Forte Luserna - Passo Cost- Ex Forte Belvedere - Lago Di Lavarone - Carbonare - Forte Cherle

Gli effetti benefici del sonno ristoratore nelle confortevoli stanze neo-ristrutturate del Rifugio Marchesina, vengono parzialmente annullati all’idea di dovere infilarsi nuovamente in abiti e scarpe umidi (per i più fortunati) o ancora bagnati. Il meteo sull’Altopiano di Asiago inoltre, cielo coperto che non promette nulla di buona, non sembra voler collaborare.
Dopo la colazione, in linea con le nostre fameliche iniziative, si parte verso le ore 9.00.
Lo sterrato non è sempre dei più scorrevoli, spesso il fondo è ostico, molto pietroso e l’andatura ne risente. Dal cielo però almeno nessuna cattiva notizia: pur coperto e con una pioggerellina leggera per brevi tratti, la temperatura è fresca e anche in salita si pedala senza sudare troppo.
Si sale dopo Bivio Campo Cavallo (m. 1364) fino a m. 1600 per poi giungere al bivio sopra l’Albergo Campomulo(m. 1530). A destra, con un tratto asfaltato, il tracciato sale fino a Malga Fiara (m. 1600) da cui procediamo fino a località Prà Campofilone (m. 1622), sede di uno dei numerosi ex cimiteri militari dell azona.
Siamo distanti solo un paio di km dalla località Piazza delle Saline, dove ieri il maltempo ci ha martellato di brutto. Ritroviamo a sinistra il segnavia nr. 836 del Sentiero della Pace: tra pascoli, saliscendi e immancabili testimonianze di una guerra lontana che molti di noi imparano solo ora a scoprire più da vicino, arriviamo al punto più alto della giornata (m. 1702) in località Zingarella sotto la cima dell’omonimo monte. Ancora un paio di km fino al bivio di Malga Galmarara (m. 1614) e poi a sinistra ha inizio una interminabile discesa sterrata che lungo la Val di Galmarara scende prima al Bivio di Basasenocio (m. 1196) e poi sempre più giù fino ad incrociare (m. 978) la strada provinciale nr. 349 che sale al Passo Vezzena.
Sa qui, punto più basso della tappa odierna, pedaliamo in salita, finalmente su asfalto scorrevole e sotto una leggerissima pioggerellina a tratti, risalendo la Val d’Assa fino all’albergo Ghertele (m. 1133) dove abbiamo pianificato il ristoro odierno. Nonostante le apparenze esteriori la sosta si rivela ristoratrice, almeno per una parte del gruppo, visto che il resto del gruppo propende per tirare il fiato più avanti.
Purtroppo la mattinata non è stata avara di fatiche, colpa soprattutto dello scorbutico fondo sterrato.
Per arrivare a Forte Chele entro un’ora decente anche in caso di temporali pomeridiani, decidiamo di tagliare dall’itinerario l’appendice che ci avrebbe portato nella zona di Luserna/Millegrobbe lungo il tracciato della 100KMF.
Continuiamo a salire lungo l’asfalto al cospetto del Monte Verena a sinistra e di Cima Portule a destra, dove distinguiamo nettamente l’omonima Bocchetta che ci ha visto transitare ieri. In una decina di km giungiamo ai pascoli di Passo Vezzena (m. 1402).
Ancora una sosta gradita presso il ….., poi riprendiamo la strada asfaltata, direzione Carbonare, che scende a Monterovere (m. 1255), dove il nostro itinerario incrocia per un attimo soltanto il tracciato della tappa precedente, e poi risale dolcemente fino fino a Passo Cost (m. 1298).
Nel frattempo il meteo volge decisamente al bello ed il sole torna a splendere dopo oltre 24 ore, togliendoci finalmente non poche preoccupazioni, ancora “scottati” dal diluvio di ieri.
Rientriamo a sinistra sul tracciato della 100KMF che scende nel bosco fino all’ex Forte Belvedere Gschwendt (m. 1177).
...

Giorno 3 - Domenica 30 luglio 2006
Km 45 - 1800 m. salita - 1330 m. discesa
Forte Cherle - Rifugio Stella D`Italia - Passo Coe - Monte Maggio - Passo Borcola - Posina - Colle Xomo - Rifugio Papa

La giornata è splendida, in cielo non c'è una nuvola. Verso le 9.00 si parte per quella che sulla carta è sicuramente la tappa più insidiosa, in cui abbandoneremo la zona degli altopiani per salire il Pasubio.



Giorno 4 - Lunedí 31 luglio 2006
Km 40 - 870 m. salita - 1640 m. discesa
Rifugio Papa - Rifugio Lancia - Passo Del Lucco - S. Giuseppe - Serrada - Folgaria

giovedì 1 settembre 2005

TorTour 2005 : diario

Giorno 1 - Sabato 30 luglio 2005
Km 44,9 - 1553 m. salita - 490 m. discesa

Silandro - Glorenza - Burgusio - Slingia - Rifugio Sesvenna

Ore 9.15 di un afosissimo sabato di agosto a Bolzano: inizia con un riuscito contorsiosismo meccanico (6 persone e 6 mtb in 1 Scenic e 1 Brava) il TorTour 2005, in assoluto il primo a "scollinare" oltre quota 3000 m.
E' un'edizione "rave" perché oggettivamente limitata dai posti disponibili nei rifugi che ci ospitano: la sechs-machine é cosí composta Max, Viti, Andrea, Mathias, Wadis e Enrico ed il percorso si preannuncia molto affascinante, interamente all'interno del Parco Nazionale dello Stelvio (settore altoatesino e lombardo) e del Parco Nazionale Svizzero.

Alle ore 10.30 il gruppo giunge a Silandro/Schlanders dopo un trafficatissimo trasferimento su ME-BO e strada della Val Venosta: tutti d'accordo nell'optare subito per una colazione frazionata tra bar (a quest'ora hanno finito le brioches .. !?) e negozio di gastronomia (superbo il panino con lo speck !).

Alle ore 11.20, con 33 gradi, ha finalmente inizio l'avventura e ci immettiamo nella ciclabile della Val Venosta. Impossibile perdersi: ottima la segnaletica, seguiamo il tracciato assolutamente privo di difficoltá che si snoda in riva all'Adige ed in mezzo ai meleti, a tratti anche su fondo sterrato, sotto gli sguardi di numerosi imponenti castelli.

Passiamo dalla "marmorea" Lasa/Laas, impressionanti le rampe per il trasporto del famoso marmo bianco, (m. 869 - km 6,0) alla "bucolica" Prato allo Stelvio/Prad am Stilfser Joch, tutto in ordine ed uno splendido laghetto circondato da prato all'inglese (m. 907 - km 14,3) e verso le 13.00 ca. siamo nella "medioevale" Glorenza/Glurns (m. 912 - km 24,0) che ci accoglie all'interno della sua splendida cinta muraria in cui stona il traffico sostenuto di auto e moto di passaggio.

La strada ora inizia a salire tra stradine di campagna e, dopo Laatsch/Laudes e Schleis/Clusio, giungiamo a Burgeis/Burgusio (m. 1203 - km 32,3) tipico borgo contadino venostano ai piedi del monastero benedettino di Marienberg ed il castello principesco.
Lungo la salita asfaltata che sale a Slingia il termometro sale fino a 36°: al bivio per Prämajur (e gli impianti del Monte Vatles) l'aria si fa finalmente piú fresca e la strada spiana per poi risalire verso il paese di Slingia/Schlinig (m. 1738 - km 39,9).

I gradi sono 25 e la valle sale verso il confine Italia/Svizzera: l'asfalto lascia il posto allo sterrato solo prima della Schliniger Alm (m. 1868 - km 42,4) e giunti ai piedi della cascata del torrente Metzbach s'impenna anche fino al 30% per superare il dislivello che conduce al pianoro soprastante. Spingere la bici lungo gli ultimi tornanti é inevitabile, poi una volta la vista sulla valle sottostante é stupenda.

Le ultime pedalate sul sentiero ed alle 16.10 siamo giá al Rifugio Sesvenna (m. 2256 - km 44,9) dove spiccano le stelle alpine nel prato e l'asinello con caprette nel recinto nei pressi della teleferica che viene utilizzata per il trasporto di materiale e vettovaglie, visto che salire fini qui con un auto, anche se 4x4 non sembra proporio proponibile.
Trasferimento in stanza da 5 che diventa da 6 (materasso per terra - alla faccia della prenotazione 60 giorni prima !), doccia calda in camera (non per alcuni sventurati ignari che si precipitano in di quella comune), ripetuti tentativi di comunicazione cellulare (quassú prende solo il Sagem!), weizen(-cola) + grappino + dolce, un po' di sole e poi é ora di cena.

Porzione misera di spaghetti al pomodoro (con erba cipollina..) - polenta e gulasch - pane (con anice, vero Enrico ?) ... aspettiamo tutti la sorpresa del dolce, come annunciato a tutta la sala dal giovane oste. L'attesa non vale la pena: uno yoghurt alle fragole ?!?!? Per fortuna c'é il Cabernet (solo per 3 eletti), i grappini (per tutti) ed una "raggio" a briscola : poi tutti a nanna, domani ci aspetta una tappa lunga e dura.

Giorno 2 - Domenica 31 luglio 2005
Km 81,6 - 2054 m. salita - 2368 m. discesa
Rifugio Sesvenna - Val d'Uina - Sur En - S-charl - Alp Astras - Pass da Costainas - Lü - Valchava - Doss Radont - Val Mora - Rifugio Val Fraele


La guerriglia notturna con i sacchi lenzuolo lascia in tutti il segno: non si dorme praticamente fino alle 01.00, si dorme male e poco dopo. Alle 6.30 i pionieri che riescono a trovare la via d'uscita dal rifugio vengono accolti da nuvole, freddo e dalla preoccupante vista di una cortina di nebbia che proviene dal passo.
Colazione in anticipo sulla tabella di marcia ed alle ore 8.10 e, coperti il necessario per far fronte ai 7 gradi di temperatura, siamo in sella lungo il sentiero che si perde nel nebbione. Superiamo agilmente il leggero dislivello che ci separa dal Passo Slingia (Km. 1 - m. 2309), anche se i banchi di nebbia rendono surreale un ambiente, ruscello-laghetti-prati, altrimenti molto più fotogenico e di cui spesso possiamo solo apprezzare il rumore dell'acqua.
Sul single track in invitante saliscendi fino al confine Italia/Svizzera evitiamo la collisione con un paio di bovini sprovvisti di fendinebbia e, anche se nessuno lo dice, siamo tutti sulle spine per quello che ci aspetta più avanti, la mitica e temuta gola della Val d'Uina: i cartelli di pericolo che incontriamo non aiutano certo a tranquillizzarci, anche se lo scambio di foto con un gruppo di bikers tedeschi aiuta a sdrammatizzare. Il sentiero scende lungo il torrente fino ad un punto in cui la terra lascia spazio alla roccia ed uno sbarramento di massi ci obbliga a scendere dalle bici : inizia il tratto scavato nella roccia (m. 2124 - km 3,81).
Lo spettacolo è veramente impressionante: sul lato destro della valle un taglio di 600 m. nella parete verticale rocciosa, creato nel 1910, permette di superare la gola creata nel corso dei millenni dai torrenti che scendono dal pianoro soprastante. La nebbia impedisce di vedere il panorama oltre la gola, ma ogni passo é comunque un'emozione: il sentiero é piú largo di quanto ci fossimo attesi e messo quasi ovunque in sicurezza, rimesso "a nuovo" proprio quest'anno (sapevano che saremmo arrivati ...) ma alcune gallerie buie e in ripida discesa (al pensiero di farle con il ghiaccio mi viene male!) alcuni tratti senza protezione e la costante vista del torrente che scorre laggiú tengono alta la tensione.
Con l’ultima galleria termina la gola vera e propria (m. 1971 - km 4,46): in 600 m. siamo scesi di m. 150 nel cuore di una parete di roccia .... niente male. Il sentiero scende ancora ripido fino ad un piccolo ponte provvisorio sul torrente, da qui il single track é nuovamente invitante: tutti nuovamente in sella e via in discesa in mezzo alla fitta vegetazione fino alla malga Uina Dadaint (m. 1779 - km 6,4), non senza prima esserci fermati al cospetto di un misterioso esemplare equino.
Dalla malga il sentiero diventa una larga forestale, lungo la quale incrociamo solo bikers in salita, che scende veloce fino a Sur En (m. 1143 - km 12,92) dove arriviamo verso le 10.00 mentre il tempo non accenna a migliorare. Imbocchiamo la ciclabile sterrata che scorre lungo il torrente poi diventa la ciclabile asfaltata piú larga che abbiamo mai percorso, ed in mezzo a prati verdissimi spuntano i primi colorati condomini (!) di Scuol (m. 1223 - km 18,5) da cui parte il percorso nr. 444 della Nationalpark Bike Marathon all'interno del Parco Nazionale Svizzero dell'Engadina.
Quella fino a S-charl, in condizioni normali, é una costante salita lungo l'omonima valle: i primi 8 km sono asfaltati in mezzo al bosco poi la strada diventa un bianco sterrato sulle sponde del torrente Clemgia: purtroppo il cambio di fondo coincide con l'inizio della pioggia che continua a cadere incessante fino a S-charl (m. 1790 - km 32,2) dove troviamo riparo dall'acqua e dal freddo (ci sono di nuovo 9 gradi) dentro l'unico locale del posto, dove ci ristoriamo velocemente in attesa che spiova. Ed in effetti poco dopo la pioggia cessa, paghiamo i nostri debiti in valuta straniera e siamo di nuovo in sella lungo la sterrata che passa tra prati, torrenti e ruscelli lungo una foresta di pini cembri, la più alta d’Europa, chiamata God da Tamangur e poi nel mezzo dei pascoli dell'Alp Astras (m. 2122 - km 39,3).

Mentre il cielo sembra non voler infierire, il sentiero sale ancora senza particolari difficoltá tra una basas vegetazione verso il Pass da Costainas (m. 2243 - km 42,0) dove un biker solitario ci conferma che la strada é ancora lunga. Sigle track in discesa fino ad un pascolo (localitá Campatsch) dove inizia lo sterrato che scende veloce a Lü (m. 1936 - km 46,0) paesino tra verdi pascoli da cui ammiriamo, finalmente riscaldati dal sole (22 gradi - max. temperatura giornaliera), il panoramam offerta dalla sottostante Val Müstair e il Pass dal Fuorn/Ofenpass.
Il tracciato nr. 444 scende a valle, a tratti asfaltato e a tratti sterrato, attraversa e costeggia la strada asfaltata fino ai pressi di Valchava (m. 1574 - km 55,9), quindi riprende a salire deciso sulla sterrata che sale lungo la Val Vau, interamente nel bosco fino ai m. 2000 circa. Poi il bosco lascia il bosco a prati incastonati tra rocce e cascate regno di marmotte, che vediamo numerose, e forse dell'orso bruno che dopo 100 anni ha deciso proprio 2 giorni fa di farsi rivedere da queste parti, finché stanchi e umidi (ha piovuto poco ma diverse volte durante la salita) raggiungiamo Doss Radond (m. 2234 - km 63,9) proprio mentre il cielo si apre .... e inizia a piovere di brutto.
Da qui ha inizio un tratto di circa 10 Km veramente fantastico: é paradossale quest'apprezzamento nonostante la pioggia, la scarsa visibilitá, la stanchezza, la velocitá, per sfuggire al diluvio, immaginando cosa sia la Val Mora in una splendida giornata di sole con il suo spettacolare ambiente, unico nella sua continua diversità.

La sterrata scende veloce lungo gobbe tra i pascoli dove brucano mucche e cavalli incuranti dell'acqua, a cui fanno la guardia le imponenti cime che separano a sinistra la Val Mora dalla Val Fraele, costeggiando un tratto del letto del torrente completamente ricoperto da pietre e sabbia nere, in un paesaggio incredibile disegnato nel tempo dalla potenza dell'acqua.

Ad Alp Mora (m. 2069 - km 69,5) la sterrata diventa un single track dapprima scorrevole tra prati ed alberi, poi un sentiero esposto sulla ghiaiosa riva destra del torrente, quindi una traccia lungo la riva sinistra del torrente disegnata su e giú lungo la riva ghiaiose, dentro e fuori da macchie di pini mughi. Superato il confine Svizzera/Italia in localitá Cruschetta spunta il sole, la strada si allarga e diventa nuovamente una sterrata che dopo il Passo di Fraele (m. 1921 - km 75,3) spiana fino al Lago di S. Giacomo di Fraele (m. ........) che costeggiamo sulla riva sinistra fino al Rifugio Fraele (m. 1958 - km 81,6) situato presso la diga che separa questo lago da quello di Cancano.
Sono le 18.15, abbiamo pedalato per oltre 7 ore parzialmente sotto l'acqua e tutto ció che segue é tutto dannatamente strameritato: gli ultimi tiepidi raggi si sole, un giro di hefe-cola, una sana doccia bollente, una cena a base di prodotti tipici (bresaola, funghi, polenta, spezzatino, salsicce annaffiati da un chianti classico per i 3 non weizen-dipendenti e tanto pane bianco ... contento Enrico ?!). Il solito giro di amari e grappe, qualche smazzata a briscola e poi ci arrendiamo al sonno.

Giorno 3 - Lunedí 1 agosto 2005
Km 53,7 - 2502 m. salita - 1867 m. discesa
Rifugio Val Fraele - Bocchetta di forcola - Passo Umbrail - Passo Stelvio - Gomagoi - Solda
- Rifugio Cittá di Milano

Saranno le state le membra provate o il materasso duro a puntino, sta di fatto che il sonno é stato veramente ristoratore ed all'alba di questa terza tappa, temuta al pari della precedente, tutti sembrano in forma smagliante.

Il mattino regala lo spettacolare panorama della cortina di nubi che dalla Val Mora scendono sul Lago di S. Giacomo di Fraele: sono decide gli operai giá al lavoro alla manutenzione dello sbarramento tra i due laghi artificiali, realizzati tra gli anni 1920 e 1950 allagando la valle ed annessi paesini. Il Lago di Cancano, piú a valle, lascia intravedere sul fondo le vecchie mura di abitazioni ed impianti che servirono per la costruzione degli sbarramenti.

Si parte verso le ore 9.00, non prima di una ricchissima e varia colazione e di una foto ricordo sulla diga: la larga strada sterrata resta alta sulla riva del lago, senza alcuna difficoltá, ad eccezione di un tratto sconnesso che permette peró di evitare una lunga e buia galleria, ed i breve giungiamo in localitá Solena (m. 1966 - km 4,3).

Iniziamo a salire lungo la Valle Forcola su una vecchia strada militare a solo uso e consumo di noi bikers: non incontriamo che un paio di colleghi in senso contrario (beati loro!) in mezzo ad una natura selvaggia e sotto un sole finalmente convinto.

In prossimitá della Malga Forcola (m. 2311 - km 9,4) la vista si apre e la salita diventa impegnativa: una carrareccia sale dapprima per ripidi tornanti e procede poi con lunghi traversi più o meno ripidi ma comunque sempre piú o meno pedalabili, tra pecore e marmotte (hanno fatto tane persino sul sentiero) fino alla Bocchetta di Forcola (m. 2768 - km 12,7 - ore 12.00) dove fa bella mostra una storica trincea.

Lo spettacolo che si apre davanti a noi é grandioso: siamo in una zona di fortificazione risalenti alla "guerra bianca", realizzate non solo dagli italiani e dagli austro-ungarici ma anche dagli svizzeri, che temevano un attacco da entrambi i belligeranti, che passando sul loro territorio sarebbero piombati alle spalle del nemico. Imponente il panorama sulla Valle del Braulio, sui ghiacciai di Ortles e Gran Zebrú e sugli ultimi tornanti dello Stelvio (in linea d'aria siamo alla stessa altitudine, ma dobbiamo scendere per poi risalire) che attaccheremo una volta percorso il fantastico single track che scende a sinistra verso Pass Umbrail.

Tranquillizzato Viti, che non si capacitava del fatto di non vedere il sentiero in discesa, si risale in sella in direzione "IV cantoniera" lungo uno strepitoso single track in discesa, a tratti molto esposto, dove ci dobbiamo ogni tanto accodare alle vacche in transito o appiattire sulla sinistra per far passare i pochissimi bikers in salita. Al Passo Umbrail/IV cantoniera (m. 2501 - km 16,7) finiscono contemporaneamente discesa, sentiero e territorio elvetico, il sole torna a splendere e sulle ali dell'entusiasmo divoriamo i tornanti lungo gli ultimi 3 km circa della salita fino al Passo Stelvio (m. 2758 - km 20,1) dove arriviamo prima delle 13.00, giusto in tempo per il pranzo a base di un leggerissimo panino con crauti e salsiccia.

Alcune foto di rito sullo storico "scollinamento", su cui continuano ad affluire turisti su due e quattro ruote, con o senza motore, una moltitudine che spazia dallo scarpone da sci al sandalo etnico, uno sguardo ammirato all'imponente panorama circostante e poi si riparte, lungo i 48 tornanti di una infinita e spettacolare discesa, dove ogni curva regala scorci meravigliosi degni di cartolina.

Dopo 19 km di discesa (!!!) e 1500 m. di altitudine in meno siamo a Gomagoi (m. 1250 - km 39,1), dove deviamo a destra lungo una salita a due facce: infuocata per 6 Km a oltre 32 gradi sull'asfalto, ideale per digerire il mattone consumato a pranzo, poi piú dolce e caratterizzata da temperature molto piú gradite per gli ultimi 3 km che ci conducono al paese di Solda (m. 1890 - km 48,1).

In attesa che Matthias, con evidenti problemi ad un copertone, riesca a farsene omaggiare uno da un samaritano locale, il gruppo giunge alla base (m. 1927 - km 51,0) della salita sterrata che s'inerpica per il tratto finale: siamo alla stazione a valle della Funivia del Madriccio, siamo stanchi, sono le 16.00 passate e l'ultima corsa sale a m. 2610 alle ore 17.00 ..... insomam l'occasione fa l'uomo ladro. Parte del gruppo decide di "sacrificarsi stoicamente a puri scopi scientifici" per testare la funivia piú grande (per portata) del mondo e parte affronta di buon grado le violente rampe dei quasi 600 m. di dislivello che in ca. 3,5 km salgono al Rifugio Cittá di Milano (m. 2581 - km 53,5) ove giungono verso le ore 18.00.
Lo spettacolo che si gode da quassù è meravigliosamente unico: da destra a sinistra Ortles (m. 3905), Monte Zebrù (m. 3735), Gran Zebrù (m. 3851) e Cevedale (m. 3769) ed ai loro piedi i ghiacciai, o quel che di loro purtroppo resta, delle Vedrette di Solda. Il sole che continua a splendere, l'umana curiosità e l'esaltazione giustificata ci spingono oltre fino ai piedi della morena lungo il segnavia nr. 171, al centro di un grandioso anfiteatro naturale, per le indimenticabili foto da mostrare a "chi non c'era".
La giornata si conclude con una cena in cui spicca la zuppa di verdure in busta e la macedonia in scatola: noi comunque, affamati come siamo, divoriamo tutto e festeggiamo il compleanno di Viti con una doppia eno-razione ed una partita a Trivial germanico in cui Andrea si laurea vincitore. Le telefonate intercorse con parenti e amici non ci tranquillizzano sul meteo di domani e, a conferma, mentre ci corichiamo dalla finestra notiamo alcuni perigliosissimi lampi.

Giorno 4 - Martedí 2 agosto 2005
Km 37,7 - 653 m. salita - 2468 m. discesa
Rifugio Cittá di Milano - Passo Madriccio - Rifugio Corsi - Lago di Gioveretto - Morter - Silandro


Ore 6.30: l'incubo maltempo si concretizza. Piove a dirotto, fa freddo e fuori c'è un nebbione da lupi (o forse dovrei dire da orsi , visto ciò che si racconta in giro sia successo qui in torno agli yak di Messner...): l'idea di salire a Passo Madriccio con queste condizioni meteo non aiuta certo a risvegliarsi di buon umore. Ci accordiamo di attendere almeno fino alle 9.00, per vedere se almeno diminuisce l'intensità della pioggia, ma mentre siamo a colazione notiamo che la nebbia si alza e la pioggia cessa.

Cogliamo al volo l'occasione ed alle ore 8.00 precise siamo già in movimento, coperti q.b. per far fronte alle fredde folate di vento che spazzano la larga pista (da sci) sterrata: si sale, chi pedalando chi spingendo, sempre lungo pendenze mai inferiori al 15-20% e condite da leggeri spruzzi di acqua gelida, fino alla stazione a monte della funivia (m. 2850 - km 2,0). La temperatura è in lenta ma inesorabile discesa e il tracciato si fa decisamente più stretto ed impervio, arrampicandosi tra rocce e detriti morenici, nevai e lingue di ghiaccio su pendenze ancora più impegnative: finalmente arriviamo e oltrepassiamo la "mitica" quota 3000, limite mai raggiunto prima in mtb da alcuno di noi.

L'ultimo km, in cui superiamo 250 m. di dislivello e dove spingere non è quasi mai facoltativo, è un tripudio per gli occhi e lo spirito, e nemmeno la temperatura (siamo a 5 gradi) può raffreddare l'entusiasmo per essere arrivati fino qui: dopo 1 ora abbondante dalla partenza e gli ultimi tratti ci siamo, ecco il Passo Madriccio (m. 3123 - km 3,0). Lo spettacolare panorama è solo in parte visibile a causa delle fitte nubi: quello che riusciamo a intravedere comunque è impagabile: da una parte la Vedretta del Madriccio e tutta la valle che abbiamo risalito (lungo cui stanno salendo gli altri bikers ospiti del rifugio), dall'altra la Valle del Madriccio, sulla destra l'imponente cima del Cevedale e le numerose Vedrette che scendono dalle cime, al centro il single track che scende a fondovalle.

Dopo le necessarie foto di rito per immortalare l'impresa inizia l'ultima avvincente discesa in single track di questa edizione del TorTour: ci aspettano ca. 1000 metri di dislivello in ca. 7 km !!! Per fortuna la giornata feriale ed il maltempo hanno tenuto lontano quasi tutti gli escursionisti; ne incontriamo solo un piccolo gruppo nel corso del primissimo tratto, dove tra il resto alcuni passaggi esposti e le rocce posizionate sul tracciato obbligano a spingere. E' un tripudio di forti pendenze, curve strettissime, passaggi tecnici, tratti scorrevoli, veloci saliscendi: terra e rocce lasciano man mano il posto anche alla vegetazione, sempre più diversificata.

Dopo un'ora di discesa giungiamo ad un pianoro a quota m. 2300: uno sguardo dietro le spalle vale più di mille parole per rendere l'idea del magnifico tratto in single track appena terminato ... ma non è ancora finita, perchè ci godiamo ancora ca. 1 km di sentiero prima di arrivare al Rifugio Corsi (m. 2265 - km 8,2) incastonato su uno sperone roccioso al cospetto di imponenti cime (Cima Cevedale, Cima Marmotta, Cima Venezia, Cima Rossa di Martello) e vedrette ed in posizione dominante sulla Val Martello.

Il tratto di single track lungo il segnavia nr. 150 ci regala le ultime emozioni: placche rocciose, poi prato e bosco, con salti di roccia e radici, finchè non inizia il tratto asfaltato presso l'Albergo Genziana (m. 2055 - km 10,0). Si respira già aria di smobilitazione perchè i tratti "adrenalinici" sono terminati, ma riusciamo a ritagliarci ancora uno spazio sullo sterrato che, una volta giunti al albergo Zum See al Lago di Gioveretto (m. 1864 - km 12,3), segue il Sentiero della Val Martello (segnavia nr. 36) sulla riva destra del bacino artificiale, offrendoci anche lo spettacolo della cascata del Torrente Zufritt e un punto di osservazione singolare dalla diga (m. 1852 - km 15,5).

Riprendiamo la strada asfaltata che scende veloce lungo la Val Martello, tra boschi e campi di famose fragole autochtone, per l'occasione affollati dai raccoglitori, che fanno crescere la voglia di gustare un pò di frutta locale. A St. Maria (m. 1556 - km 20,4) torniamo sullo sterrato lungo il segnavia nr. 36 che scende veloce tra la strada ed il Rio Plima fino a Ganda (m. 1267 - km 24,3).

L'ultima sosta della giornata è dedicata ad una visita al consorzio degli agricoltori della Val Martello, da cui usciamo tutti appesantiti da sporte della spesa ricche di frutta e verdura locale: fragole, albicocche, mirtilli, lamponi, ribes, radicchio ...

Poi siamo di nuovo in sella sulla strada asfaltata, in veloce discesa ma con un forte vento contrario giungiamo a Morter (m. 729 - km 32,9) e da qui, lungo la ciclabile che si snoda tra i meli della Val Venosta, ritroviamo l'Adige, lo attraversiamo ed alle 12.30 arriviamo a destinazione: Silandro (m. 711 - km 37,7).

Neanche il tempo di realizzare che anche per quest'anno è finita .... inizia a piovere di brutto: smembriamo e carichiamo le mtb dandoci appuntamento al Biergarten Forst di Foresta per un pranzo di commiato, dove a piovere (oltre all'acqua) sono solo birra, stinchi, e patatine .... ed un pizzico di amarezza per una meravigliosa avventura giunta al termine.

Pensiero (bucolico) finale: "VIVAT, CRESCAT, FLOREAT" come recita la scritta presso la Birreria Forst, state certi che nostra voglia di TorTour darà fiori e frutti anche il prossimo anno.

Alla prossima...

Max

mercoledì 1 settembre 2004

TorTour 2004 : diario

Giorno 1 - Sabato 31 luglio 2004
Km 39,0 - 1550 m. salita - 210 m. discesa

Monguelfo - Dobbiaco - San Candido - Arnbach - Sillanerhütte

Monguelfo (BZ), m. 1087, ore 9.30: ogni record è infranto dalla truppa di partecipanti all'edizione 2004 del TorTour. 22 biker, di cui 6 donne e ben 7 esordienti: inoltre sono ben 11 le conferme rispetto all'edizione precedente, segno che il TorTour resta nel cuore !!! Senza dimenticare il forfeit dell'ultima ora di Manuel ...

Verso le 10.15 si parte lungo la ciclabile dell'Alta Val Pusteria che alterna tratti asfaltati e sterrati lungo un tranquillo itinerario in leggerissima salita lungo la Rienza, attraversando Villabassa (m. 1153 - km 7,0) e fino a Dobbiaco (m. 1246 - km 11,9).

Tra Dobbiaco e San Candido (m. 1183 - km 16,4) cambiano pendenza e corso d'acqua: iniziamo a scendere in direzione di Lienz e del confine con l'Austria costeggiando la Drava. Senza accorgercene, unico segno le indicazioni monolingue in solo tedesco, scivoliamo in territorio austriaco (m. 1125 - km 25,3) lungo l'asfalto della ciclabile, che abbandoniamo una volta giunti a Arnbach (m. 1108 - km 27,0).

Restiamo "basiti" difronte al divieto di transito anche per le bici lungo la strada forestale n. 403 dell'Alta Via Carnica, ma effettivamente le regole austriache sono completamente diverse da quelle nostrane: in ogni caso iniziamo a salire ed il gruppo si sgrana quasi subito in virtù delle forti pendenze. La salita si apre ogni tanto su balconi naturali che offrono una vista spettacolare su tutta la valle verso Lienz, poi la strada spiana un attimo prima di impennarsi nuovamente fino alla Leckfeldhütte (m. 1943 - km 36,9).

Dopo una meritata pausa con una serie di azzardi calorici di tutto rilievo saliamo nuovamente in sella per affrontare gli ultimi 500 metri di dislivello in salita che ci separano dal rifugio: la strada sterrata sale senza pause lungo la valletta sotto il rifugio, di fianco ad alcuni laghi, di cui ipotizziamo solo la freschezza dell'acqua, e qualche cascatella, poi si inizia ad intravedere il Rifugio Sillianerhütte (m. 2447 - km 39,4), nel cuore delle Alpi Carniche, che raggiungiamo con un ultimo strappo verso le 17.00.

A parte i letti a castello 6+6 nel "lager" e la doccia gelida per i 2 malcapitati che hanno la sfortuna di lavarsi per ultimi, la strategica posizione del rifugio, sul confine tra Austria e Italia, offre ancora alcune ore di sole, una vista mozzafiato sulle pareti della Croda Rossa e delle Dolomiti di Sesto ed una cena buona e abbondante. Poi tutti nel lager per quella che sarà una notte di tormentatissimo riposo.

Giorno 2 - Domenica 1 agosto 2004
Km 74,0 - 1530 m. salita - 1880 m. discesa
Sillanerhütte - Malga di Nemes - Passo Monte Croce Comelico - Sesto Pusteria - Lago Dobbiaco - Passo Cimabanche - Rifugio Vallandro


Colazione ipercalorica, vestizione veloce e si parte: un paio di Km di velocissima deìiscesa su largo sterrato fino al Rifugio Gallo Cedrone e poi uno splendido sterrato, tra baite invidiatissime all'ombra di larici secolari e pascoli in fiore, ci conduce al vecchio Forte. Torniamo in tenuta "short", bi- tri- e quadricipiti più o meno torniti guizzano su tutte la bici, quando iniziamo a risalire il dolce sterrato verso Malga di Nemes: dopo un tratto tra gli alberi la valle si apre su un magnifico pascolo, incorniciato a destra dalle ..... e a sinistra dalla ...... Sosta d'obbligo alla malga, tra strudel, caffè e belati di capre: ora si sale leggermente poi giù per un pendio erboso e dopo un tratto di sentiero giungiamo a Malga Coltrondo.

Il gruppo si allunga (errore!) convinto di poter lasciar corre le ruote lungo la discesa asfaltata fino ad incrociare ...: il in 5 non fanno caso al bivio a destra, con conseguente inutile corsa verso i fuggitivi per avvisarli dell'errore. Un manipolo di valorosi si immola per recuperare il resto della truppa, mettendo in preventivo di sciropparsi la salita, il resto risale il paio di km si salita non previsti e finalmente si immette nel sentiero che dovrebeb portare a Passo Monte Croce Comelico.

Questo breve tratto in discesa (sulla carta) si trasforma in una trappola di un'ora abbondante: strata sbarrata da tronchi giganteschi, saliscendi infiniti, morale della truppa sotto le scarpe ... quando finalmente un ultimo tratto di single track su argilla ci catapulca sul Passo (...) dove ci offrono un simpatico siparietto i fuggitivi di prima ed i loro salvatori che hanno raggiunto il passo su comoda strasa asfaltata. Il ritardo accumulato ed il maltempo annunciato per il pomeriggio ci costringono ad annullare la deviazione per ..... Circa 15 Km di strada asfaltata in discesa fanno scivolare il gruppo affamato verso Sesto Pusteria e san Candido (...): il gruppo di divide tra filocarboidrati e ultras delle calorie.

Poi parte una crono verso Dobbiaco (..) : il capotreno Polpaccino divora l'asfalto della ciclabile in leggera salita, gli altri ansimano in scia fino al Lago di Dobbiaco. Da qui al successivo Lago di Landro e Carbonin trionfa l'anarchia: commando risalgono il sentiero tra alberi ed avvallamenti pietrosi, milizie seguono i tratti sterrati della Dobbiaco-Cortina, alfisti convinti lasciano gocce di sudore sull'asfalto della statale.

Per fortuna prima di carbonin (..) anche i più stanchi si rinfrancano ammirando i profili delle Tre Cime di Lavaredo e del ... verso Misurina.

La salita verso il Rifugio Vallandro non è così dura come temuto, ma il caldo (ma non doveva piovere ?) i km del giorno (alla fine sono oltre 73..) ed i commenti tecnici dei pedoescursionisti ("Eh, ma lui fa meno fatica perche ha il doppio ammortizzatore") rendono comunque impegnativa anche la costante pendenza della vecchia strada militare.

In cima (....) ci sono tantissimi motivi che valgono ampiamente le fatiche di questa lunga giornata: panorama mozzafiato, visita al forte, cena robustissima condita da simpatica atmosfera, camera con bagno (splendidi entrambi !!) e per i più arditi passeggiata notturna al chiaro di luna sull'altopiano fino al vicino Albergo Prato Piazza.

Giorno 3 - Lunedí 2 agosto 2004
Km 64,0 - 1580 m. salita - 1830 m. discesa
Rifugio Vallandro - Prato Piazza - Monguelfo - Valdaora - Brunico - Riscone - Plan de Corones - Passo Furcia


Giornata campale che si apre con la conferma che verremo immortalati nel pomeriggio da una troupe di Südtirol Heute, grazie agli agganci atletico-televisivi di Claudio ... I più mattutini non perdono l'occasione di visitare il forte al cospetto della spettacolare vista su .....

Poi si parte, la giornata è meteorologicamente splendida, ed in un paio di minuti attraversiamo i pascoli dell'altopiano fino all'albergo Prato Piazza: gli asfaltisti sono ora pronti ad attaccare con gioia i tornanti che scendono a fondovalle mentre gli amanti della polvere hanno a disposizione una serie di ripidi tagli per rendere la discesa più avvincente.

Arrivati all'Albergo Ponticello un prolungato sguardo alla procace parcheggiatrice tatuata e poi via, parte su asfalto e parte su sterrato scendiamo fino a Schmieden/Ferrara e poi lungo la ciclabile giungiamo a Monguelfo. L'occasione è troppo ghiotta per abbandonare inutili pesi nelle auto parcheggiate e per rifarsi il trucco in vista dell'appuntamento mondano del pomeriggio.

Da Monguelfo la ciclabile conduce a Valdaora costeggiando prati e boschi, campi coltivati, ................
................

Giorno 4 - Martedí 3 agosto 2004
Km 32,0 - 910 m. salita - 210 m. discesa
Passo Furcia - Marebbe - Val Fojedöra - Somamunt/Kreuzjoch - Lago di Braies - Monguelfo


L'ultima tappa nasce con i migliori auspici: tempo splendido, spiriti rinfrancati dopo l'episodio di protagonismo televisivo collettivo del giorno prima, sulla carta questa dovrebbe finalmente essere la tappa meno faticosa.

Si inizia in scioltezza lungo la splendida sterrata (segnavia nr. 1) che dal Passo Furcia (m. 1745) scende a Miara (m. 1502) tra pascoli verdissimi, nel regno delle piste da sci da che d'inverno fanno la felicità di San Vigilio di Marebbe. Da La Miara scendiamo ancora di ca. 1 Km su strada asfaltata fino a raggiungere quota m. 1400 - Km 5,0.

Da qui fino la nostra stella polare diventa il segnavia nr. 19. La sterrata bianca che sale lungo la Val Fojedöra è semplicemente meravigliosa: dapprima nel fresco del bosco, si apre poi a scorci di rara bellezza sulla selvaggia natura circostante. Non incontriamo nessun escursionista nè collega in mtb: i camosci sul versante opposto della vallata ci ricordano di chi siamo ospiti.

Fa molto caldo, la salita non molla e l'ultimo tratto che porta al passo è un'impennata che non risparmia nessuno: siamo a Somamunt/Kreuzjoch (m. 2283), nella pace più assoluta, incantati dal biancore della roccia che ci circonda e l'azzurro del cielo limpido sopra di noi.

La discesa fino a Hochalmhütten (m. 2114) è di quelle da non-ti-scordar-di-me : sentiero bianco, filante, dossi e curve da prendere in velocità. Poi diventa stretto, tecnico, dentro e fuori dal bosco, radici e rocce da superare con gli escursionisti che salgono dal lago: impossibile restare sempre in sella, ma il divertimento, con un single track così, è comunque assicurato.

In fondo ci attende il Lago di Braies con le sue acque incastonate tra ........... I turisti sono tanti, forse troppi per un posto così bello. Noi ci rifocilliamo, i più "cool" osano un tuffo da sirenetto, e dopo un meritato riposo affrontiamo gli ultimi km di asfalto verso Schmieden/Ferrara ed infine calchiamo per la terza e ultima volta la ciclabile che ci conduce a Monguelfo per scrivere la parola fine a questa indimenticabile avventura.

Alla prossima...

Max

lunedì 1 settembre 2003

TorTour 2003 : diario

Giorno 1 - Venerdì 25 luglio 2003
Km 30,0 - 1880 m. salita - 1420 m. discesa
Malè - Bagni di Rabbi - Passo Cercena - Cogolo


Malé (TN), ore 9.00: iniziano a radunarsi i 14 protagonisti di un TorTour storico, sia per numero di partecipanti sia sopratutto perché il primo ad ospitare una gradita e significativa presenza femminile.

Il tempo é splendido ed alle ore 10.15 si parte dal centro di Malé imboccando la strada provinciale della Val di Rabbi: salita asfaltata a decisamente non impegnativa fino a San Bernardo (m. 1086 - km 8,5), poi ci portiamo sulla riva sinistra del Noce dove abbiamo i primi assaggi di sentiero e sterrato pedalando al fresco fino a Bagni di Rabbi (m. 1222 - km 12,8).

Siamo all'interno del Parco Naturale dello Stelvio: la salita sterrata in direzione di Passo Cercena si stacca dal fondovalle ed entra nel bosco di abeti con pendenza notevole per alcuni km (un cartello invita le auto ad inserire la prima marcia!) fino ai pascoli di fondovalle.
L'ambiente é ricchissimo d'acqua: ruscelletti, fontane, cascatelle alleviano peró solo in parte la fatica per la salita che si impenna per lunghi ripidi tratti fino alla Malga Cercena Bassa (m. 1942 - km 19,5) prima e Malga Cercena Alta (m. 2120 - km 20,8 - ore 14.00) poi, sul versante sud del Monter Villar.

Siamo ancora a -450 m. di dislivello dallo "scollinamento" odierno, il Passo Cercena a m. 2623, in realtá Cima Coppi di questo TorTour: cosa ci aspetta lo capiamo subito dopo una breve pausa alla malga, quando iniziamo a risalire il sentiero nr. .... dopo avere attraversato il rio che solca la valle. Solo a tratti é possibile spingere la mtb con estrema fatica lungo la traccia che sale implacabile verso la cresta, i piú decisi si caricano le mtb in spalla fin dall'inizio.

Dopo infinite imprecazioni ed un paio di illusori tratti leggermente meno impegnativi, affrontiamo le ultime terribili serpentine finali che ci conducono al Passo Cercena (m. 2623 - km 22,3 - ore 16.00), confine tra la Val di Rabbi e la Val di Pejo : il panorama che ci si presenta davanti é veramente grandioso, con i vicini ghiacciai del Vioz, Cevedale, Presanella e il Lago di Pian Palú incastonato nella Val del Monte.

Come sempre accade in questi casi ci godiamo a fondo lo spettacolo, contenti che ne sia valsa la pena, prima di tuffarci lungo lo splendido single track che scende sul versante opposto: tratti esposti e molto tecnici fanno la gioia dei piú arditi fino ad arrivare al limitare del bosco dove il sentiero si allarga e scende tra gli alberi fino a Malga Levi (m. 2015 - km 24,0 - ore 17.00).

Giusto il tempo di constatare che nemmeno in questa malga troveremo da mangiare e/o bere tanto agognati, poi imbocchiamo la strada sterrata che scende veloce e con molti tornanti fino a Celledizzo e quindi a Cogolo (m. 1173 - km 30,0 - ore 18.30), dove arriviamo giusto in tempo per una veloce doccia prima di sederci a tavola al Hotel Ortles, dove spazzoliamo la gradevolde cena placando una fame divenuta mostruosa.

Giorno 2 - Sabato 26 luglio 2003
Km 48 - 2130 m. salita - 1190 m. discesa
Cogolo - Pian Palù - Fucine - Ossana - Rifugio Orso Bruno


Il meteo ci sorride anche al mattino del secondo giorno, che si preannuncia come una tappa da non sottovalutare assolutamente per le fatiche distribuite equamente tra mattina e pomeriggio: abbondante colazione, da cui escono sconfitti gli altri ospiti dell'albergo, e partenza alle ore 9.00 alla volta di Fonti di Pejo (m. 1393 - km 3,0) lungo i tornanti della giá trafficata strada provinciale, che fortunatamente abbandoniamo subito dopo, giunti al primo tornante della salita verso Pejo Paese.
La strada asfaltata si inoltra attraverso ampi prati nella Val del Monte in direzione Pian Palú e dopo essere entrata nel bosco giunge, nei pressi di Malga Termenago di Sotto (m. 1530 - km 6,8), al bivio da cui prende inizio la Strada Militare (sentiero nr. 124).
I tornanti sono numerosi e la strada sale con pendenza costante ed agevole all'interno del bosco fino alla localitá Vegaia (m. 1980 - km 11,6 - ore 11.20): guardando verso Pejo possiamo renderci conto di quanto in alto si trovi il Passo Cercena da dove siamo scesi ieri.

Dopo una meritata pausa scendiamo lungo una stradina boschiva (sentiero nr. 124), attraversiamo l'impetuoso Rio Vegaia che scorre nella Val degli Orsi e giungiamo alla Malga Giumella (m. 1946 - km 13,3) da cui si dominano dall'alto le acque turchesi del Lago di Pian Palú. Dopo le foto di rito scendiamo in direzione del lago lungo una stradina ciotolosa fino ad incrociare sulla destra il sentiero che porta alla Malga Pian Palú (m. 1826 - km 15,2 - ore 12.20) dopo aver superato alcuni tratti, ricchi di sassi e radici per la gioia dei piú tecnici, in riva al torrente Noce immissario del lago.

Da questo punto fino allo sbarramento a valle percorriamo un largo sentiero sulle sponde del lago: il colpo d'occhio é veramente straordinario e merita qualche sosta. Attraversata la diga scendiamo a Fontanino (m. 1668 - km 19,3) lungo una ripida strada sterrata che surriscalda freni e mani di tutti: per fortuna (?!!) possiamo abbeverarci alla fonte di acque minerali dal gusto decisamente particolare, prima di riprendere l'asfalto che ripercorre al contrario l'itinerario della mattina fino a Cogolo (m. 1173 - km 26,4 - ore 13.00), dove il gruppo cresce di dimensioni aggregando Mirco.

Dalla "balera" di Cogolo scendiamo lungo la lingua d'asfalto della pista ciclabile fino a Fucine e da qui giungiamo ad Ossana (m. 1047 - km 33,5), punto di partenza della seconda fatica di giornata, la salita al Rifugio Orso Bruno: questa salita é stata preferita dal sottoscritto alla scontata salita da Marilleva, perché offriva tratti in falso piano dove rifiatare.
Sta di fatto che la salita verso la Val Piana é l'esatto contrario di quanto uno si possa aspettare dal nome della destinazione finale: ripide rampe prima asfaltate e poi lungo alcuni tornanti su strada forestale, visto l'orario (14.30) e la temperatura (31°) si poteva trovare di meglio.
Giunti alla sbarra con annessa casellante-guardia, la strada rende finalmente onore al nome della valle ed entra nei prati dell’ampia conca a fianco del torrente Foss: al bivio in mezzo al prato proseguiamo a sinistra, direzione Lago dei Caprioli, seguendo una larga strada sterrata che sale con pendenza moderata nel fitto bosco di abeti e giunge in discesa al parcheggio del Lago Caprioli – Fazzon (m. 1300 - km 38,7 - ore 15.15).

Giusto il tempo di uno sguardo al centro visitatori del Parco Naturale Adamello Brenta, poi scendiamo qualche centinaio di metri in direzione Pellizzano sino alle ultime villette della Località Fazzon: prestando attenzione a destra alle indicazioni per Malga Fazzon Alta, ringraziando le preziose indicazioni di un "indigeno" ("L'é dura .."), imbocchiamo una strada sterrata che sale fino alla malga dove arriviamo semi-esausti (m. 1546 - km 41,6) dopo numerosi tratti mucho ripidi.

Ci rendiamo conto che é troppo tardi per scendere a Marilleva 1400 per usufruire del trasporto in seggiovia fino a Malga Pianciana a m. 1900: gli impianti chiudono alle ore 16.30, bisogna farsela in bici fino al rifugio ed il malgaro ci mette del suo ipotizzando un tempo di ancora 2 ore fino a Malga Pianciana, a patto di seguire le sue precise indicazioni.

Risaliamo in sella in direzione Marilleva lungo la sterrata che ha termine dopo circa 1 km, trasformandosi in un sentiero che ci obbliga a trasportare in discesa le bici per circa 300 metri sino ad incontrare la strada sterrata che sale da Marilleva verso Laghi del Malghetto: rassegnati iniziamo a risalire.

Iniziamo a temere di non riuscire a raggiungere il rifugio per l'ora di cena, vittime dei molti tratti impegnativi di sterrato: poi al Km 45,0 un sentiero sulla sinistra con indicazioni per Malga Pianciana (come predetto dal malgaro) !
Si scende per una decina di metri fino a guadare un torrente e si risale sulla sponda opposta spingendo o portando la bici per una decina di minuti lungo il sentiero che si snoda nel fitto sottobosco fino a raggiungere il ristoro Orti: poi ancora 0,5 km lungo il sentiero nr. 201 fino a Malga Pianciana (m. 1898 - km 46,0 - ore 17,50).

Uscendo dal bosco vediamo chiaramente in alto la sagoma del rifugio (terminale d'arrivo di ben tre impianti di risalita: da Folgarida, Marilleva e Madonna di Campiglio) e questo ci rivitalizza non poco: lo sterrato é ancora impegnativo ma lo superiamo, chi in sella chi a spinta, sulle ali dell'entusiasmo e della fame arrivando al Rifugio Orso Bruno (m. 2143 - km 47,8) alle ore 18.45 giusto in tempo per una doccia calda ed una cena proporzionale alla fatica compiuta.

Giorno 3 - Domenica 27 luglio 2003
Km 32 - 1120 m. salita - 1020 m. discesa
Rifugio Orso Bruno - Malga Dimaro - Passo Campo Carlo Magno - Madonna di Campiglio - Rifugio Graffer


Alba del terzo giorno, Giove Pluvio si é annunciato per il pomeriggio ma alla mattina la vista sul Gruppo del Brenta é superba, speriamo di non bagnarci troppo: la tappa é la meno dura del tour, ma un temporale con i fiocchi puó renderla un inferno.

Riempite le ventra con la colazione siamo pronti per la discesa: la sterrata é scorrevolissima e priva di insidie, scendiamo fino alla localitá Malghet Haut (m. 1861 - km 2,5) e quindi a destra fino a Malga Dimaro (m. 1662 - km 4,2 - ore 9.30).
Il malgaro tenta invano di indicare al sottocritto una traccia da seguire nel bosco per giungere direttamente al Ristorante Genzianella: dopo un attento sopralluogo che non dá i frutti sperati optiamo per la discesa asfaltata fino ad incrociare la Strada Statale nr. 239 che risaliamo verso destra per 1,5 km in direzione Passo Campo Carlo Magno.

Ad un certo punto, prima di giungere al Ristorante Genzianella, sulla sinistra della S.S. imbocchiamo una larga strada sterrata (segnavia nr. 334) che attraversato il Torrente Meledrio sale dolcemente fino alla Malga Mondifrá (m. 1668 - Km 10,9 - ore 10.30), per chi ne avesse bisogno l'ennesima conferma che in queste zone le malghe hanno unicamente una funzione produttiva (latte, formaggio) e non di ristorazione di orde di turisti: rimpiangiamo le birre fresche ma apprezziamo non poco la purezza dei luoghi.
La sterrata giunge quindi, a fianco dei campi da golf e delle residenze di Passo Campo Carlo Magno, alla base della cabinovia per il Passo Grosté: ci promettiamo di non averne bisogno per la salita del pomeriggio.
Dietro la stazione a valle imbocchiamo il sentiero dei Fortini che in brevissima ma intensa discesa ci conduce all'interno di Madonna di Campiglio (m. 1522 - km 14,5 - ore 11.00).
Annebbiato dai vapori del turismo di massa il gruppo si spacca, preda di impulsi da shopping e desiderio di un caffé in piazzetta centrale da veri "sboroni": il risultato é che solo un manipolo di 8 gagliardi segue l'itinerario originale che prevede una visita alle cascate di Vallesinella, mentre il resto del gruppo prende con calma la via del Rifugio Graffer.

La strada fino alle cascate si rivela una pianeggiante strada asfaltata, ombrosa al punto giusto, lunga circa 5 Km con un appendice di piacevole (parole di Viti!!) sentiero tecnico in discesa fino al Rifugio Cascate di Mezzo (m. 1454 - km 19,7 - ore 12.00), vero tempio della gastronomia "trash": sfruttando l'indubbio spettacolo delle Cascate di Mezzo riescono a servirci una pasta indecorosa ed un orrido radler in lattina ... mentre tra l'altro il tempo si annuvola.

Decidiamo di affrettare i tempi per evitare il probabile temporale: ripercorriamo a ritroso la strada fino a Madonna di Campiglio (km 23,0 - ore 13.00) e da qui su asfalto fino alla stazione a valle della telecabina del Grosté (m. 1636 - km 25,6) dove seguiamo le indicazioni per il Rifugio Graffer.

Affrontiamo i 630 m. di dislivello: la strada, inizialmente asfaltata, diviene subito sterrata con pendenze notevoli intervallate da tratti piú o meno pianeggianti, in ogni caso 100% pedalabile dai piú allenati.
Dall'alto solo qualche goccia: salendo c'é tempo per ammirare il panorama e esprimere il disappunto per i troppi impianti di risalita che hanno violato questo versante della montagna.
Dopo la stazione intermedia della telecabina si intravede il Rifugio Graffer che raggiungiamo alle ore 15.00 (m. 2261 - km 32,1).

Fatica giornaliera terminata: in tutta calma ci crogioliamo al sole, prendiamo possesso delle stanze, godiamo dei benefici di una doccia calda (gettone 3 Euro), smazziamo per tutto il pomeriggio, rimiriamo in lungo e in largo lo spettacolare panorama che si gode da qui, facciamo conoscenza delle simpatiche ragazze che collaborano alla gestione del rifugio ... finché non viene ora di cena, anche questa all'altezza delle aspettative.

Quindi altra partita a carte e alle 10 tutti a letto perché si spegne la luce ed abbiamo deciso di partire presto l'indomani presagendo una dura giornata.

Giorno 4 - Lunedì 28 luglio 2003
Km 42 - 1800 m. salita - 3250 m. discesa
Rifugio Graffer - Malga Flavona - Lago di Tovel - Tuenno - Rifugio Peller - Malè


Il giorno piú lungo ! Non é solo il titolo di film di guerra .... al risveglio non possiamo immaginare quanto dovremo patire per portare a termine questo TorTour2003.

Il meteo ci é ancora amico, nella notte il temporale si é sfogato rischiarando a tratti tutto il pianoro su cui sorge il rifugio e al mattino le cime del Brenta sono illuminate da uno splendido sole: colazione alle 7.00 ed alle ore 8.15 ci lasciamo alle spalle il rifugio lungo la sterrata che s'arrampica fino a Passo Grosté (m. 2456 - km 1,3) difianco ai tralicci della cabinovia.
Salita dura ma breve e fatica iniziale ampiamente ripagata dallo spettacolare panorama a 360° sul Gruppo del Brenta da un lato e Adamello e Presanella alle nostre spalle: la cabinovia inizia ad "espellere" sul passo numerosi escursionisti a piedi.
Questo ci spinge ad affrettare il passo lungo il sentiero nr. 301 (poi nr. 371) che tra imponenti roccioni scende in direzione di Malga Flavona Alta: alcuni tratti di splendido single track, altri trattenendo la bici in discesa, altri ancora spingendola per brevi tratti in salita, incalzati sempre piú da vicino da un gruppo di turisti "caciaroni" che fanno scappare perfino un branco di camosci infastiditi.

Fotografie e videoriprese ci fanno poi smarrire il senso del tempo: finalmente la parte piú tecnica del sentiero termina in un grande pianoro sopra la malga Flavona, dal quale si gode una bellissima vista dell’alta valle di Tovel con il Monte Turrion Basso che ricorda molto i paesaggi dei canyon americani.

Nell'ampia radura di pascoli la traccia del sentiero si smarrisce: sembriamo un branco di bovini liberi di brucare tanta erba fresca, poi ritroviamo il segnavia che scende ripido fino alla Malga Flavona Alta (m. 1885 - Km 2,6 - ore 11.00).
Vista l'ora affrettiamo la pedalata lungo la tecnica discesa sterrata fino alla Malga Pozzol (m. 1665 - Km 2,9 - ore 11.20), che offre per i piú arditi anche la possibilitá di pernottare e cucinare con propri mezzi in caso di necessitá (che ci auguriamo di non avere mai ...).

Il gruppo inizia a perdere i pezzi, perché Daniele saluta tutti per anticipare la partenza da Malé ed arrivare prima a casa.
Noi scendiamo comunque subito dopo lungo la velocissima sterrata che conduce al Lago di Tovel (m. 1247 - km 4,0 - ore 12.20): sapevamo giá che non avremo trovato le famose acque tinte di rosso ma il lago mantiene comunque il suo fascino.
La breve sosta implica una ulteriore spaccatura del gruppo: Luca (scarpe ko) e Mathias puntano subito direttamente su Cles e Malé lungo la strada provinciale, lo stesso faranno Carmen e Santina, accompagnate da Mirco, dopo una pastasciutta in riva al
lago.

Gli altri 9 (Max, Claudio, Andrea, Viti, Maurizio, Claudio2, Salvatore, Gianni e Maria Luise) non perdono altro tempo e proseguono sul'asfalto fino al paese di Tuenno (m. 714 - Km 12,6 - ore 12.50): per portare a termine il TorTour2003 resta un'insidiosissima salita finale verso il Rifugio Peller, originariamente pianificata da Cles per mitigarne la pendenza ma che decidiamo di intraprendere da Tuenno per limitare in kilometraggio.

Giá risalendo il paese, prima di imboccare la sterrata nel bosco, abbiamo un assaggio delle pendenze che ci aspettano, cui poi si aggiungono il fondo sconnesso della sterrata e le alte temperature: dopo le prime rampe al 15-18% sono piú quelli a piedi che quelli in sella.

A quota 1000 m., come un "deus ex machina" compare dalle retrovie un pseudo-trattore con cassone posteriore, carico di mattoni, cavalletti in fero e tubi in plastica, guidato da un giovine sotto le indicazioni di un simpatico contadino: subito viene offerto un passaggio a Maria Luise (di fianco al guidatore) ed alla sua mtb (nel cassone), poi é la volta del sottoscritto (che non si da pace per avere accettato !) e Viti, ospitati con le loro mtb nel giá ingombro cassone.

Giuro che si é trattato di una salita comunque faticosa, aggrappati al materiale nel cassone per non cadere dal mezzo: certo che gli eroi che se la fanno in sella non potranno mai capirlo ... in ogni caso abbiamo ancora il tempo di fare del bene caricando lo zaino di Salvatore e agganciando Gianni e Andrea cui non sembra vero di farsi trainare su questa salita con il 13 % di pendenza media.

I 2 nel cassone vengono scaricati a quota 1500 m. e si sgranchiscono le gambe fino a quota 1700 m., dove invece finiscono di scroccare il passaggio gli altri, quando i nostri salvatori raggiungono la loro destinazione finale.

Nemmeno 1/2 ora e arrivano i veri eroi del giorno, sempre in sella lungo quelle pendenze veramente terribili: dopo una meritatissima breve pausa saliamo insieme fino al Passo Fraine dove incrociamo la sterrata che avremmo dovuto risalire qualora fossimo giunti da Cles, quindi gli ultimi sforzi fino al Rifugio Peller (m. 2015 - Km 24,3 - ore 15.40).

Fetta di torta e radler (tutto fuorché a buon prezzo ..) e siamo pronti per affrontare quella che ci aspettiamo essere una comoda e scorrevole sterrata in discesa fino a Malé, una volta convinto Maurizio che avrebbe voluto gettarsi lungo il sentiero nr. 374 fino a fondovalle: invece iniziamo male e terminiamo peggio.

Nel comodo tratto di strerrata dal Rifugio alla Malga Clesera (m. 1921 - Km 27,0 - ore 16.15) sfioriamo due "perdite" per scelta di strada sbagliata: la visita alla Malga valeva comunque la pena solo per l'acquisto del formaggio.
Da qui un largo sentiero conduce fino a quota m. 1800 (Km 30,8) con andamento praticamente pianeggiante: siamo ancora a m. 1800 e non si accenna a scendere.

Veniamo subito accontentati: nonostante una segnaletica indecente ritroviamo il segnavia nr. 374 che scende al Rifugio Mezzol lungo una ripida strada forestale. Giunti ad un bivio, dove la segnaletica é ancora peggiore della precedente, seguiamo a sinistra le indicazioni per Malé: si rivela una faticosa perdita di tempo perche scendiamo di parecchi metri di dislivello per constatare che il sentiero é franato e tornare sui nostri passi inveendo a piú riprese.

Riprendiamo la sterrata fino ad uno spiazzo senza alberi: segnaletica assente ma optiamo per la soluzione piú logica a sinistra intravedendo il fondovalle e la sterrata ci porta fino quasi a fondovalle dove un largo sentiero con indicazioni Malé a sinistra, corredato da area picnic, ci illude sia ormai finita.

E invece no, perché restiamo "prigionieri" del bosco sul versante opposto della valle rispetto al paese di Malé, vittime di segnaletica divelta ed ingannevole, superamento di alberi caduti (per lungo, neanche di traverso !!!) sul sentiero, stanchezza e frustrazione incombenti, mentre sentiamo scorrere il Noce sotto di noi e vediamo il viadotto alle porte del paese.

Ci salva il solito "indigeno", un paonazzo contadino sul trattore che conferma come la sterrata che avremmo (ad onor del vero) in ogni caso scelto sia la giusta giusta: giungiamo sull'asfalto della ciclabile in riva al torrente e risaliamo a sinistra per un paio di km passando sotto il viadotto stradale fino a giungere esausti all'agognata Malé (m. 738 - Km 41,8 - ore 18.00).

Tutto finito? Neanche per sogno: si é scaricata la batteria del furgone porta-bici e dobbiamo attendere fino alle 19.30 prima di partire dopo l'intevento di un "prodigioso" meccanico locale.

Nonostante tutto un TorTour con i fiocchi: tantissima natura, condizioni meteo eccezzionali, pochi escursionisti a piedi, più sterrato (km 77) che asfalto (km 54) nonchè parecchi sentiero (km 18,5), all'interno di 2 parchi naturali.

Alla prossima...

Max